Lo so, vi ho delusi tutti quanti: il mio solito chiodo fisso verso il trash, che mi porta ogni anno a commentare Sanremo con la stessa verve del povero Pizzul durante i mondiali, quest'anno non ha avuto luogo né sfogo. Ebbene sì: mi sono annoiata. Ho fatto zapping, lo confesso. E ho anche un po' smanettato con Ruzzle mentre Fazio e "Lucianina" (alla quale va il merito di avere aperto la manifestazione con la parola "culo", per lo meno) si dannavano per dimostrare che questo - ah, sì, questo sì - è un festival diverso.
Bisogna dirlo: lo è davvero. A parte le gioie che mi ha regalato Maria Nazionale (ah, i bei tempi di "ma io quest'uomo lo amo"!), vestita come una centrifuga rapa rossa e zenzero, niente ha davvero contribuito a staccarmi dal tablet, mollare il demoniaco scarabeo digitale e fiondarmi a fare un serio liveblogging. Non ce l'ho fatta. Troppo moscio. Floscio. Serioso, ma senza esserlo veramente. Il risultato di un blando tentativo di un altrettanto blando omuncolo, quale è Fabio Fazio, di non risultare fastidioso. C'è riuscito così bene che a ogni canzone, dietro le quinte, secondo me gli dovevano fare una rianimazione col defibrillatore per sembrare ancora vivo.
La Lucianina è stata prevedibilmente tranquilla. Il guinzaglio c'è anche se non lo vediamo, perché è andata in onda con gli effetti speciali. Tipo quelle poppe enormi che a un certo punto pure Fazio è sembrato vivo, anche se è durato poco.
Non ho molto da dire, prima di questa finalissima senza batticuori, se non che il "mio" preferito c'è, chiaro, e merita di arrivare primo per tanti motivi: il coraggio di prendere in giro senza girarci intorno, la genialità, la bravura compositiva e l'ironia sfacciata.
Da domani l'Italia dovrà svegliarsi a un suono preciso: un bel DO, di petto, di chiappa, come lo volete, purché sia MONONOTA.
Ci sono canzoni che non si possono dimenticare.
Che ti frullano in testa sempre: sotto la doccia, a luci spente nel lettone, mentre stai pesando la cesta di banane al supermercato. Certe note non te le scolli dal cervello nemmeno se dovesse apparirti Patrick Swayze (rip) vestito come un budda chiedendoti di immolare la pellicola di Dirty Dancing in cambio della pace nel mondo.
Quindi mettiamoci il cuore in pace: dev'essere andata così anche per questa manciatina di note che a quanto pare hanno fatto la fortuna di ben tre gruppi diversi + una temeraria canadese (chissachiè) che ci ha fatto pure su la cover.
E proprio dal Canada partiamo, da una band il cui nome è "Heart", toh, di nuovo cuore, un leit motiv che ci accompagnerà fino all'epilogo, e vedremo perché.
Il gruppo nasce nel '63 grazie all'incontro tra il bassista Steve Fossen e i fratelli Mike e Roger Fisher che - incredibile originalità - sono fidanzati con due sorelle, Ann e Nancy Wilson, e - altra botta di originalità - non ci pensano due volte a integrarle al gruppo come vocalist (prima Ann e poi Nancy). Come dice il proverbio, mai mischiare amore con lavoro: entrambi nel giro di qualche anno perdono fidanzate e progetto: nel 1974 Mike abbandona per diventare fonico ufficiale della band e nel 1978 se ne va anche Roger.
Il... cuore del gruppo rimane nella presenza delle sorelle Wilson; e qui arriviamo al 1987, quando viene realizzato "Bad Animals", l'album in cui è inclusa "Alone", una ballad che si inserisce perfettamente tra le migliori nel panorama glamster di fine anni '80. Ma ascoltiamo questo capolavoro, e - soprattutto - affiniamo un po' l'udito per capire dove andremo a parare.
Bella, vero? Da strapparsi il cuore. Questo mix di capelli cotonati, chitarre elettriche e acuti ci cattura al primo ascolto. E al secondo. E al terzo. E al quarto, ehy, un attimo, al quarto mi ricorda qualcosa.
A questo punto lasciamo il Canada e torniamo in Europa, nella fredda Svezia, dove Per Gessle, lead vocalist dei Gyllene Tider (i "Tempi D'Oro") inciampa in Tomas Johansson, già manager degli ABBA, e gli fa ascoltare una ballad, "Svarta Glas", che viene riscritta anche in inglese con il titolo di "Neverending Love"; a questo punto Johansson, che non è proprio uno sprovveduto, aveva già presentato a Gessle la cantante Marie Fredriksson, già molto apprezzata in Svezia, e gli aveva proposto di formare il duo che verrà chiamato Roxette (come il singolo dei Dr.Feelgood, la band preferita da Gessle) per consentire ai Gyllene Tider di sbarcare più agevolmente negli Stati Uniti. Con l'apripista, insomma.
A unire il tutto ci pensa il produttore della EMI, Rolf Nygren: "Pearls of Passion" esce in Svezia nel 1986, interamente in inglese, ed è un successo. Nel 1988 viene distribuito negli USA e in Europa "Look Sharp", e il resto è storia. C'è però una traccia in questo LP che cattura la nostra attenzione: "Listen to your HEART", guarda caso una ballad. E secondo me il titolo non è stato scelto a caso. Ma ascoltiamola.
Carina, vero? Proviamo a riascoltare "Alone" e a cantarcela sopra: ma chi l'avrebbe mai detto! Combaciano. Ma quindi possiamo dire che trattasi di plagio?
Ci vorrebbe lo spartito per poterlo affermare senza dubbi. Certo, però, le due ballad si somigliano parecchio, e il titolo, "ascolta il tuo cuore" potrebbe sottintendere che loro, LE CUORE, se le sono ascoltate per bene prima di scrivere la canzone. Ma sono solo supposizioni.
Anche perché, si sa, gli svedesi son discreti, anche quando giocano poco pulito. Noi italiani, invece, abbiamo il primato assoluto di trashaggine e saremmo sempre al primo posto se dovessero esistere gli Oscar mondiali di tale categoria.
Personalmente credo che quell'Oscar ce lo saremmo meritato cum laude nel 1997, dieci anni dopo il release di Look Sharp, e durante nientemeno che il Festivalone di Sanremo, dove il duo Jalisse, formato da Fabio Ricci e Alessandra Drusian (che nella vita dovranno per sempre ringraziare la Svezia per aver regalato loro quei cinque/dieci minuti di notorietà altrimenti dura da raggiungere) presentò "Fiumi di Parole" che incredibilmente VINSE. Vi faccio notare: VINSE PROPRIO LA MANIFESTAZIONE nella sezione NUOVE PROPOSTE. Soltanto in Italia possiamo accorgerci di un plagio, passarci sopra e addirittura premiare i colpevoli. Travaglio direbbe che è solo la nostra naturale predisposizione a crearci autoalibi, e avrebbe ragione.
Ecco l'imbarazzante pezzo che diede la vittoria ai nostrani Rossett.
La sola cosa che mi viene da pensare dopo l'ascolto è: ma come ha fatto quella gnocca della Drusian a stare con quella faccia da nerd di Ricci? Mistero!
Dopo tutto questo, come l'ha presa il mercato europeo? Si è fermato? È stata fatta la rivoluzione?
Macché: c'è posto per tutti. Se Michael Jackson riesce a portare in tribunale Al Bano senza vergognarsi che di Al Bano si tratta, è solo per colpa del Propofol. Ma ce li vedete i Roxette e gli Heart a disputarsela con Ricci-Drusian? Ma per favore! Sarebbe come se il McDonald e il Burghy si contendessero la nascita dell'hamburger. Una roba grottesca.
Per fortuna abbiamo l'ingenuità, la delicatezza e la paraculaggine di Celine Dion (Sììì LEI! Quella di "My HEART will go on!" ora lo vedete il Grande disegno Divino???) a rimettere tutto in ordine: nel 2007 viene realizzata la cover di "Alone" in versione strappalacrime e il cerchio si chiude.
Gli ultimi saranno i primi, e infatti Celine, con l'album che contiene questo pezzo, "Takin' Chances", guadagna più degli altri tre gruppi messi insieme. Dal Canada al Canada, con tutto il CUORE.