AnOther MAGAZINE

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La fotografia delicata dei nostri ricordi

VALENTINA SCOCCA

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Visualizzazione post con etichetta fashion. Mostra tutti i post
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31 mar 2013

Not just AnOther Magazine


"Tutti i magazine digitali sono uguali"; mi pare proprio il caso di citare Orwell e aggiungere che "alcuni sono più uguali di altri", ma se ne salva sempre qualcuno che fa la differenza.

Mi sono imbattuta in AnOther Magazine e sono rimasta a bocca aperta: contenuti interessanti che spaziano dalla moda femminile e maschile, a interviste, esclusive, arte e cultura e un reader che raccoglie tutti gli articoli di blog esterni che la redazione ha selezionato per i propri lettori; un mag completo e visivamente "STUNNING", intraducibilmente bello, originale e anche attento non soltanto ai propti contenuti, ma virtuoso, aperto a ciò che sente affine.

Visivamente è super moderno: tutto ruota intorno alle foto, e a come vengono assemblate: una slide in cima, links visualizzati come thumbnails e, scorrendo la pagina verso il basso, preview di articoli corredati di foto.

C'è tutto: un frullatone tra la struttura di pinterest, quella di un magazine, e quella di un blog.
Serio, interessante e look pulito.

È in inglese: mi sembra un ottimo punto di partenza per sfatare 'sto mito fastidioso che gli italiani non si applicano con le lingue straniere. Check it out.

5 feb 2012

Un bicchiere di Barolo di troppo

Dovete sapere che io ho le mie fonti, i miei informatori. Una dei quali, a sua volta, fa parte di un valido gruppetto di attentissimi della rete, che io chiamo "fashionspippolators", perché seguono con interesse Chiara Ferragni e selezionano tutto ciò che ritengono all'altezza nel campo della moda. Purtroppo a volte capita che, a forza di spippolare in rete, inciampino rovinosamente su qualche sito o blog che li imbarazza a tal punto che si sentono in dovere di fare nomi e cognomi. E per fortuna li fanno anche a me.

Ecco, dunque, come sono capitata su www.affashionate.com : il fashion blog di Elena Barolo.
Premetto che le critiche che ivi esporrò saranno argomentate nel dettaglio, per evitare l'effetto (purtroppo tutto italiano) "sono invidiosa perché è fortunata e quindi attacco", che personalmente non sopporto. Visitando i links dei video di Chiara Ferragni ho capito che questo è un cancro tutto nostrano, perché sui canali delle altre due fashion blogger che affiancano Chiara in  "Werelse", Andy Torres e Carolina Engman , non ci sono insulti gratuiti; eppure entrambe le fanciulle sono al pari straricche e strafortunate. Non vedo grosse differenze fra le tre, se non la nazionalità.

Ma veniamo al Barolo. Vi assicuro che risulterà molto più difficile berne un bicchiere dopo avere visitato Affashionate (Partendo dal titolo. Che senso hanno le lettere evidenziate in rosa? Compongono la parola 'A FATE? Cominciamo bene.) Però, cerchiamo di cogliere l'aspetto positivo. Il suddetto link è un perfetto vademecum che contiene tutto ciò che un'aspirante fashion blogger NON deve fare.  Vediamo perché.

  • 1 - Sono bella, quindi posso parlare di moda.
Credo che nessuno dotato di buon senso possa dire della Barolo (come, ancora non ve la ricordate? Ma sì, dài, la Velina!) che non è una bellissima donna.  È oggettivo. Quello che non è automatico è il pensiero che una bella donna possa parlare di moda solo perché le piace e perché è di bell'aspetto. Di certo è richiesto: ma non essenziale. Prima di tutto bisogna capirci qualcosa. Non basta sfogliare Vogue per occuparsi di moda. Ci vorrebbe anche una certa cultura, o quantomeno un gusto fuori dai canoni tradizionali. Che Elena, a mio parere, non ha. Altrimenti non proporrebbe un pitonato verde per un  matrimonio civile o non accosterebbe due toni diversi di maculato a un top fiorato.

  • 2 - Sono una modella, quindi posso pubblicare foto "in posa".
La fotomodella non è una blogger. La differenza tra una foto per una rivista, che spesso è integrata in un contesto a tema, è artistica. Non a caso Vogue chiede nientemeno a Demarchelier, Leibovitz, Toscani di firmare gli scatti dei servizi di punta. La foto artistica giustifica e soddisfa completamente due richieste: mettere in evidenza i capi ma anche la bellezza estetica di contesto e modella.
La fashion blogger ha un solo fine: quello di proporre il proprio look alle lettrici. Le foto del fashion blog sono quindi spesso più "da postalmarket" che da rivista patinata, ma c'è un perché: la protagonista non è la blogger, ma l'abito che indossa.
E qui la Barolo fallisce: non importa che ti scatti la foto col vestito laminato, se poi ti si vede solo la coscia e la posa da panterona. Vogliamo vedere cosa indossi, non quanto sei bella, ché quello è scontato, già lo sappiamo.

  • 3 - La risoluzione delle foto scattate non importa.
Niente di più sbagliato: se vuoi guidare le donne nella scelta di capi e accessori, li devi presentare più che puoi in una veste appetibile e cercando di non tradirne consistenze e colori. Come si fa a capire che spessore ha un tessuto, o quanto è finemente ricamato, se le foto te le fai con un cellulare a un megapixel?
Inutile linkare Blackberry, se poi utilizzi un modello base come il Curve per gli autoscatti. Meglio sarebbe stata persino una piccola vecchia kodak. Ma una macchina fotografica, suvvia, almeno.


  • 4 - Per fare tendenza basta elencare i vestiti che mi piacciono.
Irene Colzi
Falso. Per fare tendenza, tra quelli che ti piacciono, devi saper selezionare i capi che ti aiutano a creare qualcosa di tuo. Anche qui mi tocca riproporre Chiara Ferragni come esempio. Ma non solo: guardate Irene Colzi (foto) che gusto, che delicatezza e che piacevolezza negli accostamenti. Ci viene voglia di vestirci bene come lei, ci si immedesima. Di modelle ce ne sono tante, la differenza la fanno le donne in cui ci rispecchiamo (se non per conto in banca, per fisico, per età, quantomeno per semplicità). Già che ci siete, confrontate  le sue foto con quelle della Barolo e ditemi se non ho ragione ad affrontare quanto scritto al punto 2. 




  • 5 - avere un fashion blog fa di me una giornalista di moda.
Cito dalla sezione "about" (dove peraltro, la Barolo si autointervista. Ma Elena! Non sei la Fallaci!) :

[il fashion blog] oggi è il modo più veloce e diretto per far “sentire la propria voce”, in un mondo dove la concorrenza dal punto di vista giornalistico è spietata, e perché diventi automaticamente la “redattrice di te stessa”.

Questo mi fa molto irritare. Una giornalista di moda è un'amatrice, certamente,  - si è mai vista la Sozzani vestire male? - ma ha anche una cultura, un punto di vista critico e soggettivo, una capacità affinata con l'esperienza di capire quali tendenze avranno successo e quali no.
Una blogger è una blogger, a meno che non aspiri a diventare giornalista. E non una modella. 


La ScoMODAmente
Un esempio di giornalismo e moda tra il professionale e l'amatoriale lo trovate su La ScoModaMente (logo a lato).
Mi colpisce la qualità degli articoli e l'originalità con cui la redattrice (non scelgo la parola a caso) guida le scelte del suo blog, non dimenticando di occuparsi della madre della moda, l'arte. Oltre al fatto che pubblica ogni venerdì, con cadenza regolare, proprio come una testata vera e propria.

Vi ho convinti? Lo spero. Cercare la qualità anche in rete, sempre. 
Altrimenti l'effetto pecoroni non vi lascerà via di scampo(lo).


Si ringraziano i fashionspippolators per questo articolo: Valentina, Silvia, Carmen, Alessandro e Paola.

3 gen 2012

C'è moda e moda!

Sembra una vera e propria "febbre dell'oro", quella che spinge centinaia di giovani donne ad aprire un fashion blog e parlare di moda, come se ci si capisse qualcosa veramente. Questa critica non vale, certo, per quei blog ideati dai professionisti del settore e che hanno accesso alle sfilate e padroneggiano la materia. Però diciamocelo: la maggior parte dei fashion blog e dei siti dedicati al make up sono assolutamente dilettantistici, roba che se mi ci mettessi io - che non capisco una mazza di moda, ma che non andrei mai in giro con un top e la panza a vista, e mi so truccare per non sembrare la sposa cadavere - con la convinzione necessaria, avrei comunque il mio gruppetto di followers.

Per evitare di incappare in facili dilettantismi, bisogna buttarsi sul quasi mainstream. Dico quasi perché se visitate solo i siti ufficiali dei maggiori stilisti mondiali, certo, andate sul sicuro, ma non avete un punto di vista "umano", accessibile ogni giorno.

Chiara Ferragni
Una che sta dimostrando da anni di saperne e di essere perfettamente in grado di interpretare le proposte degli stilisti nel quotidiano e in tutte le occasioni è Chiara Ferragni , 24 anni, stile impeccabile, perfettamente in linea e in equilibrio tra osare e indossare. Non so se mi spiego. Se la risposta è no, non avete che da visitare The Blonde Salad e nutrire gli occhi dei meravigliosi accostamenti proposti da questa furba fanciulla che ha capito benissimo che se ci sai fare basta sapersi vendere et voilà! Passe-par-tout a tutte le sfilate, una linea di scarpe da lei firmata, viaggi nelle capitali della moda, considerazione e rispetto nell'ambiente. Ragazzi... non è mica così facile, eh!

Arianna Chieli - FashionBlaBla
Se desiderate uno sguardo "multifocale" su trend e must have, mi ripeto: potete consultare FashionBlaBla, di cui questo blog ha parlato in anteprima assoluta tra i primi post, diretto dalla bravissima (e bellissima) Arianna Chieli. Uno staff scelto, fresco, originale, inviate molto attente alle lettrici comuni, recensioni di sfilate prestigiose ma anche ottimi consigli per le profane. Un sito completo, elegante anche nel layout, leggibilissimo e piacevole. Io me lo sono piazzato su Bloglovin, per avere i loro consigli sempre con me, anche su smartphone (iPhone e Android).

Carla Gar...Gozzi
E sempre su smartphone (ma solo su iPhone), trovate la ormai mitica Carla Gozzi (che, mi perdoni, io continuo a chiamare Carla Gari perché il mio cervello a quanto pare trova che alla sua faccia stia meglio quel cognome lì), che non ha mica solo presentato "Ma come ti vesti!" su Real Time (un capitolo a parte per questo magnifico canale!) in tutta la sua vita, anzi: ha collaborato con alcuni dei più importanti nomi della moda, Cristian Lacroix, Calvin Klein, J.C. de Castelbajac, Mila Schön... un'esperienza invidiabile. Snob? Può darsi. Ma di che stiamo parlando, di fagioli con le cotiche?


Ines de la Fressange
L'ultimo ma non ultimo consiglio, ANZI, è di carta: La Parigina, di cui è disponibile anche l'agenda 2012, che contiene i preziosissimi consigli di Ines de la Fressange, modella e stilista che ha avuto il suo top negli anni '80 (ne incarnava fisicamente la personalità, a mio parere), scritto insieme alla giornalista di Elle Sophie Gauche: qui stiamo parlando di Chanel, Karl Lagerfeld, Roger Vivier. Uno solo dei suoi consigli vale oro, e questo libro è forse un po' caro (se contiamo che il contenuto è parecchio modesto in quantità, 25€ sono parecchi) ma estremamente interessante, piacevole, illuminante, soprattutto quando si immerge nella Parigi dei piccoli negozietti fuori dal mainstream, nei musei minori, nelle chicche parigine dove scovare pezzi unici per costruirsi un look fuori dal coro, ma sempre impeccabile. Ho amato ogni singolo scatto realizzato dalla figlia di lei Nine d'Urso, così come l'impaginazione colorata. Meglio avere una copia de "La Parigina" in casa, che dieci riviste diverse di moda. Qui sopra non c'è marketing, è tutto stile.

Avete deciso, quindi, chi seguire? Io, nel dubbio, non mi perdo nessuna di loro.


5 dic 2010

Fery e Cartessenza: il gusto del bijoux d'artigianato

Mi è spesso capitato di acquistare imitazioni di orecchini, bracciali, collane in finto acciaio (e già su questo concetto ci sarebbe da discutere. Da quando l'acciaio è un metallo prezioso, tanto da pretendere imitazioni? Meditiamo sul valore del brand e ribelliamoci) e ritrovarmi poco tempo dopo con oggetti scrostati, macchiati e inutilizzabili. Tutto questo per poter sfoggiare accessori originali e alla moda. Allora mi sono fermata un attimo e mi sono detta che, se a me cose come il patatone gigante (non so come altro chiamare la Breil Bloom
 ) stanno oggettivamente male e il mio portafogli non si sente alla loro altezza, è inutile insistere sulle grandi marche, meglio puntare a qualcosa di davvero unico. E, riflettendo, l'unica cosa che si possa dire davvero unica al giorno d'oggi è la bigiotteria d'artigianato, quella assemblata da artisti che puntano sul valore della loro creatività e della qualità dei materiali, garantendo che gli oggetti non si sfascino dopo un solo mese di utilizzo. Girando per la rete, quindi, ho intercettato due maghe del bijoux e ve le segnalo. La prima è Emanuela "Mae" Agrini, creatrice del brand "Cartessenza" (foto a sinistra, clicca per ingrandire), artista a pieno titolo (Guardate che cosa riesce a fare con la stessa tecnica di lavorazione dei suoi gioielli) che utilizza cartapesta dipinta, decorata e impermeabilizzata per creare oggetti resistenti e di indubbia originalità e qualità. I vostri acquisti non si scioglieranno alla prima goccia di pioggia, perché sono trattati con vernici speciali e faranno del vostro stile qualcosa di unico e difficilmente imitabile. 

Se lo stile Cartessenza non vi basta, ecco un'altra mente femminile di tutto rispetto che si è messa a vostra disposizione e vi propone diverse alternative: Sara Capoferri di "Fery" (a destra, clicca per ingrandire) presenta, tra le altre cose, tre linee degne di nota: "Fery Tales", la più divertente, ispirata alla natura, "Fery" la linea trendy che utilizza per la maggior parte il tessuto come materiale primario, e infine (STYLERS, mie care, questa NON potete farvela sfuggire!) "Vanity Fery", la linea glamour, la più preziosa e quella ispirata proprio al nostro magazine preferito, che impiega ottone, bronzo e rame interamente dipinti e montati a mano con pietre dure naturali (su richiesta anche semi-preziose).

Entrambe queste giovani artiste impiegano materiali riciclabili e riciclati, non inquinanti e in linea con un concetto di "donna soggetto", che sceglie, apprezza e sfoggia ciò che è di moda usando anche il cervello. Che aspettate? Scegliete anche voi qualcosa che vi renda uniche davvero e non una sola delle tante pecore nel gregge.

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