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Il Cappellaio Matto esiste, ed è tra noi

CLAUDIA TOLONI

La fotografia delicata dei nostri ricordi

VALENTINA SCOCCA

L'occhio interiore di un'artista

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3 gen 2013

Fadà: il cappellaio matto è tra noi

Sono inciampata in Fadà, al secolo William Fusco, per via di un reblog su tumblr, in un pomeriggio di noia assoluta: per caso.
Si sa, gli incontri più interessanti sono quelli fortuiti:  mi sono ritrovata, così, all'improvviso, a seguire da vicino questo giovane artista dotato di un talento cantautoriale prezioso, fatto di ironia, critica, ma anche poesia; pennellate di sogni, "polvere di musica", come intitola egli stesso il suo primo lavoro (in ascolto dalla sua pagina ufficiale).
Visionario (come molti lo definiscono) o meno, Fadà (che in francese significa "matto", laddove si intende la follia come generatrice di arte) è un destrutturalista: del ritmo, del linguaggio, e anche del politically correct, senza offendere nessuno: "La donna cervello", di certo la hit più significativa dell'album, è un ritratto divertente e sarcastico su certi stereotipi femminili contrastanti, iperbolizzati dalla sua verve pungente e allegra: con quella faccia, con quella musica, Fusco può permettersi di dire quel che gli pare risultando perfettamente credibile e senza sembrare né artefatto né di parte, e a mio parere qui sta tutta a sua forza. Farsi ascoltare non è semplice per un emergente, ma è certo che a lui riesce con una spontaneità che non si vedeva dai tempi in cui Caparezza se ne uscì con il suo primo singolo.
A Fadà va il merito di un lavoro curato nel messaggio d'insieme, trasmesso nell'interezza dell'unione inscindibile testo-musica, che è un biglietto da visita genuino dell'autore e della sua interiorità.

Un album che rende finalmente alla musica italiana emergente un po' di merito, in mezzo a tanta fuffa pop che parla un sacco di tutto senza dire niente.
Voto: 8 pieno. E attendo il suo esordio esplosivo tra i grandi.


16 giu 2012

Il diritto di condividere a sinistra

Sulla proprietà intellettuale più si discute meglio è: lo dimostra il fatto che il "diritto d'autore" è sempre in pericolo, qualunque contenuto si decida di pubblicare, per via della facile fruibilità di qualsiasi cosa appaia in rete.

La tutela del diritto d'autore, e - più che d'autore - di commercializzazione di una qualsiasi opera d'ingegno, sia essa artistica, letteraria, informatica, è tutelata dal simbolo  " © "spesso indicato anche tra parentesi "(c)", il Copyright. Con esso un editore può limitare la libera circolazione di un'opera e regolarne la diffusione impedendone modifiche, utilizzo e abuso. Sotto questa licenza acquistiamo libri, cd, software di ogni sorta. Fotocopiare integralmente un libro pubblicato, scaricare musica, crackare un sistema operativo significa infrangere il diritto d'autore ed essere punibile in termini legali.

Quello che non tutti sanno, forse, è che esiste una licenza meno rigida in termini di diritti d'autore, che si chiama "Copyleft" e si fonda sul gioco di parole che vede l'opposizione nella lingua inglese del termine "right" (ossia "diritto legale" ma anche "destra") con "left" (che significa "sinistra"); il tutto, rappresentato da un simbolo identico a quello del copyright, fatta eccezione per la "C" rovesciata, come nella foto). Questo simbolo indica un sistema "virtuoso" che tutela l'opera permettendone la circolazione e la modifica, purché ne vengano rispettate le condizioni essenziali. Per esempio, tutto quanto vedete pubblicato qui sopra è coperto da Copyleft: potete quindi copiare, citare e utilizzare quanto da me scritto per qualsiasi finalità, purché indichiate - se non la mia firma - almeno l' URL di questo blog. La citazione della fonte non toglie a voi la libertà di riutilizzare idee che vorreste commentare, demolire o sostenere, ma rispetta l'autore che le ha elucubrate e pubblicate, e crea un circolo virtuoso che non limita la diffusione né la commercializza a scopo di lucro, ma ne rispetta l'origine.

Molto spesso assistiamo a veri e propri "furti intellettuali", ossia la riproduzione di contenuti sul web avvenuta senza citazione delle fonti. Si tratta di una vera e propria violazione della licenza, e non solo di un semplice lavoro ingenuo di "taglia e incolla". Questo vale non solo per post e articoli, ma anche per le immagini, che spesso vengono fatte circolare senza citare l'autore solo perché appaiono come risultati di una semplice e banale ricerca su qualunque search engine. Niente di ciò che trovate, a meno che non sia esplicitamente dichiarato, è libero tout-court. 

È bene imparare che chiedere a un autore il permesso di pubblicazione di un articolo o di una foto, o verificare e citare la fonte, è il modo migliore per evitare problemi ma anche l'unico per far sì che un'idea rimanga integra e non ne venga snaturato il senso originale. 

Se volete esplicitare attraverso una Creative Commons License (che non comprende soltanto quella che ho scelto io) il modo in cui volete condividere i vostri contenuti, potete farlo all'indirizzo http://creativecommons.org, copiando sui vostri blog e siti il codice relativo alla licenza scelta. 
Buon lavoro, e buona libera circolazione virtuosa a tutti i vostri testi.

25 set 2011

Lava Lava Love: una calda colata di malinconica bravura

Lo so, è un momento in cui qualsiasi lavoro un po' più elaborato viene etichettato "indie" senza voler dire nulla ma partendo dalla mera intenzione di scollegarlo da mainstream e pop, e ci siamo tutti un po'stufati di utilizzare questo termine a sproposito, anche se non abbiamo ancora capito cosa dovremmo invece considerare "a proposito". Comunque, in questa sede mi tocca individuare i bravissimi Lava Lava Love come indie band, ma li assolvo dall'arduo compito di essere all'altezza delle aspettative dell'ascoltatore pretenzioso, quello che vuole qualcosa di davvero indipendente, davvero originale, davvero nuovo senza avere bene un'idea in testa, perché questo gruppo, che nasce nel 2010 da un'idea di Vittorio Pozzato e Massimo Fiorio (rispettivamente tastierista e bassista dei Canadians) e che si fonda su sonorità retrò, 60es e pure pop, è davvero in gamba. Smetta quindi di farsi strani giri mentali l'acquirente indienerd, e si metta comodo all'ascolto del loro disco d'esordio, A Bunch of Love Songs and Zombies, un piccolo gioiellino nascosto nel cumulo delle assai noiose proposte degli ultimi tempi.
Le atmosfere british, "piovose" e malinconiche di questo lavoro vintage e al contempo perfettamente moderno tracciano il concept che collega le 11 tracce: introdotte dal semplice e diretto suono della chitarra, talvolta decorate dal banjo di Luca Valentini, narrate dalle voci pulite ed espressive di Vittorio Pozzato e Florencia Di Stefano (che pare lei stessa uno strumento, nonostante venga definita "cantante un po' per caso"), si snodano attraverso tramonti interiori, sguardi alla finestra, pensieri scritti ancora con la penna, su carta, che culminano in perfezioni sorprendenti, come in "Another Happy Song", forse il brano più distintivo di tutto l'album. Impossibile non farsi venire in mente i Beatles, impossibile non collocarli in uno stream già conosciuto; ma l'emotività del lavoro ne fa un prodotto di qualità che si distacca dagli esperimenti sonori di parecchi gruppi contemporanei, che partono con l'idea di creare qualcosa di nuovo partendo dal passato e poi si fermano inesorabilmente all'autocopiatura (esempi "eccellenti"? Pensate a che fine balorda hanno fatto gli Oasis, ridottisi a utilizzare le stesse basi per numerosi brani. Che flop e che vergogna, per un gruppo che si definiva "la migliore band in circolazione"! Se fosse stato vero sarebbe morta la musica e noi con lei). Qui c'è un desiderio di esprimersi, sullo sfondo, una genuinità di idee e di sentimento, che promette proprio bene; d'altra parte i musicisti, come i poeti, non hanno bisogno di cercare quel che vogliono dire: lo vedono riflesso anche in un semplice bicchiere di "sparkling wine" e nella sensualità che sta nello sfiorare le corde di una vecchia chitarra.

Bravi, consigliati, voto 8 pieno.

i Lava Lava Love sono:

Vittorio Pozzato - voce, chitarra
Massimo Fiorio - basso
Florencia Di Stefano - voce
Oliviero Farneti - piano, synth, basso e chitarra
Luca Valentini - batteria, chitarra, banjo

5 ago 2011

I Black Sabbath tornano in forma smagliante grazie ai Phenomena

Nel 1972, sulla mitica rivista Creem, Lester Bangs afferma che i Black Sabbath sono una band "moralista", "esattamente quanto lo sono Dylan o Burroughs, e come tutti quegli artisti che tentano di affrontare una pesante situazione attuale in modo onesto", e li definisce addirittura "forse il primo gruppo veramente rock-cattolico". Per altri i Black Sabbath erano soltanto una delle tante band che si fondano sul proprio mito, sull'immagine di Ozzy e sulla sua provocazione splatter (vedasi il famosissimo e ormai noiosissimo pipistrello al quale ha staccato la testa con un morso). La verità si dice che stia in mezzo, ma io tendo a pensarla come Bangs e considero i Black Sabbath uno di quei gruppi che fanno parlare ancora di sé perché, che lo si creda o no, il messaggio che lanciano parte davvero, forse superficialmente, ma perlomeno arriva. E se ci sono gruppi che ancora oggi celebrano la loro musica con rigore e rispetto del loro sound e di quel sottile filo conduttore - inconscio o meno - di cui sopra, probabilmente quello stesso messaggio non è destinato a perdersi. Ascoltando Into the void, primo album della band tributo ai Black Sabbath  "Phenomena" ho subito pensato a un' eredità: il gruppo ha un'immagine molto moderna, seppur mantenendo l'aspetto dark, più vicino ai nuovi gothic tedeschi che all'oscuro signor Osbourne; il disco, però, ha mantenuto in tutto e per tutto un suono vintage ma che dimostra l'attualità della materia, e bisogna ammettere che la vicinanza vocalica tra il performer Matias Briamonte e Ozzy è davvero notevole. L'esecuzione dei brani rispetta con rigore la traccia originale negli accenti e nelle atmosfere (come per esempio l'effetto pioggia all'inizio di "Black Sabbath"); il chitarrista Matteo Culosi accompagna la voce di Briamonte nel percorso sonoro di cui la batteria di Davide Tavecchia (già Army of the Universe) e il basso di Tony Alemanno disegnano con precisione il tracciato ritmico. Un buon lavoro, davvero: un tributo nel senso pieno del termine, un omaggio all'arte di Osbourne & C. da parte di musicisti giovani ma di livello.

I Phenomena sono disponibili a fissare date per la prossima stagione in giro per l'Italia: io li ho già prenotati; voi intanto fatevi un giro sul loro myspace o sul loro canale youtube.

Per info:
http://www.youtube.com/user/phenomenatribute
http://www.myspace.com/phenomenatributeband

Per scaricare il cd gratuitamente:
http://www.reverbnation.com/phenomenablacksabbathtributeband

11 lug 2011

Levanto d'estate si riempie di note

Come ogni anno, l’estate levantese sarà scandita da appuntamenti di grande richiamo per gli appassionati di musica classica. Debutterà infatti il 15 luglio la XX edizione del festival dedicato a Massimo Amfiteatrof, definito dalla critica internazionale il “Caruso dei violoncellisti”, che trascorse l’adolescenza nella cittadina ligure, mantenendo con essa uno stretto rapporto affettivo fino alla morte, che qui lo colse nel 1990.

Nato il 27 febbraio 1907 a Parigi dal letterato Aleksandr Valentinovič e dall’attrice e cantante Ilarija Vladimirovna, Massimo Amfiteatrof emigrò in Italia con i genitori e i fratelli Vladimir, Roman e Danil, a sua volta celebre musicista, allo scoppio della Rivoluzione russa.
Dopo aver vissuto per un periodo a Cavi di Lavagna, Amfiteatrof si stabilì a Levanto con la sua famiglia, dove si narra che, a soli 17 anni, fu chiamato da Arturo Toscanini a ricoprire il ruolo di primo violoncello solista presso il Teatro alla Scala.

L’imminente edizione del Festival, promosso dall’Associazione Festival Amfiteatrof, e nato come omaggio all’affetto che ha sempre contraddistinto il legame tra Amfiteatrof e i levantesi, quest’anno festeggerà il suo ventennale e conterà sette concerti, dislocati nelle suggestive cornici della chiesa di Sant’Andrea, di Villa Agnelli, e – riprendendo nuovamente una tradizione distintiva – nelle incantevoli frazioni di Montale e Chiesanuova.

Fra i principali appuntamenti in calendario, ricordiamo il concerto inaugurale che avrà luogo il 15 Luglio presso la chiesa di Sant’Andrea; protagonista, l’ Ensemble Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, composto da musicisti appartenenti a una delle più antiche e autorevoli orchestre europee, che eseguirà brani di Pierné, Ravel, Debussy, nell’ottica di un percorso che parte dall’impressionismo francese e abbraccia il classicismo di Ferruccio Busoni, musicista di formazione mitteleuropea e tedesca. Il 27 luglio, sempre a Sant’Andrea, si terrà il concerto della prestigiosa Orchestra di Padova e del Veneto, diretta da Giorgio Mezzanotte, che riveste anche il ruolo di Consigliere dell’Associazione Festival Amfiteatrof, con la partecipazione di Stefano Guarino, uno dei maggiori giovani violoncellisti emergenti. Programmata per l’ 8 agosto è invece l’esibizione del trio operistico di Manami Hama, soprano, con il tenore Francesco Paccorini e il pianista Gianfranco Iuzzolino, a Montale. Da segnalare anche la presenza, prevista per l’ 11 agosto a Villa Agnelli, del celebre artista poliedrico Moni Ovadia, che in sede del festival presenterà uno spettacolo dal titolo “Canti dell’esilio del popolo ebraico”, in collaborazione con i musicisti Fiore Benigni, organetto, e Paolo Rocca, clarinetto, accompagnati dalla splendida voce di Lee Colbert. A chiudere la manifestazione, in un virtuale percorso circolare che si concluderà nuovamente a Sant’Andrea il 27 Agosto, sarà la violinista russa Elena Denisova, che eseguirà in solo un repertorio di brani che viaggeranno dalla “Sonata in sol minore” di Bach al “Recitativo e scherzo” di Kreisler, che suggellerà il Festival in un “tumultuoso e pirotecnico tripudio di note”.

7 feb 2011

E Cassandra predisse il futuro del Live

Che Cassandra Raffaele fosse particolarmente affezionata ai suoi fans della rete ce lo aveva fatto capire grazie alla disponibilità con cui si è concessa a tutti coloro che hanno voluto intervistarla, anche per siti minori come il mio, e di carattere amatoriale. Il principio che la motiva è semplice: "La musica è un bene meraviglioso da vivere e condividere". E sulla base di questo concetto, ecco per voi una bella novità: questa sera, alle ore 21.30, in diretta dal canale ufficiale di Youtube di Cassandra, ci sarà la prima tappa del suo Buzz Tour. Ma che cos'è un Buzz Tour? Lei stessa ci spiega: "Il BuzzTour è l'estensione virtuale del tour reale. L'artista sceglie le canzoni e la location e realizza filmati amatoriali dell'esibizione in contesti non convenzionali. Una volta caricati su youtube entra in gioco il ruolo determinante dell'utente che, attraverso la condivisione (buzz), decide in prima persona chi invitare al concerto. Il tutto potenziato dai migliori strumenti di comunicazione tipici del web 2.0, Facebook, Twitter, Myspace, etc.". La location del tour potrebbe essere una tea-room, la sua camera d'albergo, uno scorcio di città: il bello è questo, non saremo noi ad andare da lei questa volta, ma lei a venire da noi. Il principio della condivisione virale entra in gioco in modo determinante e sulla base della gratuità, per garantire  che la musica arrivi a tutti senza barriere e al di fuori del circuito commerciale musicale gestito dalle major.

Potrete seguire il live di stasera, 7 Febbraio 2011, da questi links, dove troverete di volta in volta anche le info sulle successive tappe.



AGGIORNAMENTO: tutte le date del BUZZ tour nel flyer in calce: clicca per ingrandire


28 dic 2010

Aperitivo in Note con... 1- Cassandra Raffaele & The Blue Cadillac


C’è stata la neve, a Milano, e l’aria si è cristallizzata in un’atmosfera malinconica, congelata in un attimo che sembra averla racchiusa in una palla di vetro, come un souvenir carico di sensazioni ovattate.
Il Blue Note è ancora chiuso: in attesa di sciogliere l’incantesimo d’inverno. Incontro Cassandra in un locale adiacente, e trovo una persona semplice, vera, umile e calda. È consapevole che X-Factor non è che un gradino superato in più, ma non certo il primo; e io, che ho amato la sua voce e ho sete di conoscere chi c’è davvero dietro a quel sorriso, le chiedo di iniziare dal...


15 dic 2010

Colazione con gli Zombi

Basta bon ton, parliamo di musica da pogo: un'idea per un Natale un po' diverso potrebbe essere cercare questo gruppo esordiente di Milano (foto a lato), i "Dead and Breakfast", e ascoltare il loro disco, il primo, dal titolo inequivocabile "The Zombie Show", che si apre proprio con le istruzioni per sopravvivere ai morti viventi; sonorità punk piuttosto pure (suggerimento ragazzi: occhio che il genere porta all'autocitazione, il prodotto andrebbe un po' più diversificato) con interessanti contaminazioni che provengono senza dubbio da bands come i Murderdolls di Wednesday 13 e dal batcave. Mentre lo ascoltavo mi è venuta voglia di buttarmi contro l'armadio. Non male per una che è a letto con la bronchite. Bravi, ma la vostra crescita è appena cominciata e la parola d'ordine dovrà essere "go ahead!". D'altra parte questo genere da horror movie, in Italia, non è ancora stato battuto a sufficienza: mettetevi al lavoro, potrebbe valere la pena di lavorarci sodo.

Intanto, eccovi il loro myspace: http://www.myspace.com/breakfastisdead

5 dic 2010

Note Blu per Cassandra Raffaele 19/12/2010

E adesso? Disse il telespettatore assuefatto, spegnendo la tv sui titoli di coda di X Factor, un po' confuso e smarrito.
E adesso viene il bello. Adesso, caro il mio telespettatore, hai la possibilità di dare un bel morso a chi il talento non ha bisogno di dimostrarlo in una trasmissione televisiva; adesso, puoi gustartelo dal vivo, seduto al tuo tavolo, con il tuo drink, nessun fonico incapace che alza le chitarre coprendo la voce del cantante a disturbarti, nessun giudice altrettanto incapace che ti faccia innervosire dicendo "non devi urlare quando fai blues", "non mi piace quando gracchi" o "non so come percepirei la tua voce se non ti vedessi così conciato". Ché gli artisti, mica sono prosciutti, mica sono meloni da esporre al mercato. E soprattutto: non sono dilettanti come pensi, caro telespettatore.

Cassandra Raffaele è una cantante a pieno titolo, paragonata (non a torto) per il timbro di voce alla grandissima Rita Pavone, con una profonda creatività e un grande amore per il rock e il blues. Figlia d'arte (il papà è Aldo Raffaele dei Terzo Potere), laureata in neuropsicopatologia, tecnico sanitario di giorno e distributrice di note blu quando cala l'oscurità, si esibirà il prossimo 19 Dicembre al Blue Note a insieme a The Blue Cadillac, proponendo un repertorio retrò e non solo,  arricchito dagli arrangiamenti ska/funk che abbiamo avuto già modo di pregustare e apprezzare nella stupenda interpretazione di "La Città Vuota" della grande Mina, riproposta in una chiave molto originale e moderna. Non perdete dunque questo appuntamento all'ormai mitico Blue Note di via Borsieri 37 e prenotatevi un posto in prima fila. 
QUI  trovate tutte le info di prevendita.

(Già che ci siete, leggete il curriculum musicale di Cassandra su un sito serio.)


Stelle con l'X Factor

Mi ero ripromessa di NON parlare di X Factor, visto che si tratta di un programma popolare e fondato sul dubbio meccanismo del televoto, ma quest'anno è diventata una questione di cuore e di principio, perché in finale ci sono arrivate due persone che per me meritano il primo posto pari merito, anche se agli antipodi (ma non così tanto come credete).


Nathalie Giannitrapani l'ho ascoltata per la prima volta grazie al suo ex bassista, Helio di Nardo, che mi mandò un EP targato "Damage Done" nel non lontano 2005, per una recensione sulla mia webzine, News On Stage. Mi innamorai subito del timbro graffiato di questa ragazza,  volli la band qui a Genova e approfittai della loro voglia di completare il tour includendo la mia città tra le loro tappe. Chiesi quindi a Fabio Giordano dello storico Madeleine Cafè (ormai purtroppo leggenda) di farli suonare in una serata promossa da noi e lui, dopo avere ascoltato il disco, si disse entusiasta. Quella notte, il 2 Aprile 2005, i Damage Done fecero uno splendido concerto, e soprattutto fummo tutti d'accordo (giornalisti, artisti e avventori) nel dire che di Nathalie avremmo sentito parlare in un modo o nell'altro. Tanto che, quando il gruppo annunciò di avere una nuova cantante, Valentina Gullace, peraltro bravissima, io mi presi la briga di stressare nuovamente il povero Helio e unii ai complimenti per la scelta della nuova cantante il commento che, però, mi sarebbe mancato il graffio sensuale di Nathalie Giannitrapani. Per fortuna che, da Helio a Elio, qualcuno ha rimediato.


Nevruz Joku invece, avrei tanto voluto conoscerlo prima del successo, per poterlo conservare in un ricordo al riparo dal resto del mondo, per vederlo e godermelo "grezzo", all'osso, anzi, alLE OSSA. Questo giovane artista ha qualcosa nel timbro vocalico che mi ricorda Mark Hollis dei Talk Talk, una voce particolare, sexy ma anche ironica, feroce, grintosa ma al tempo stesso accarezzata. Ho amato al primo ascolto il suo progetto musicale precedente X Factor (LE OSSA, appunto), in collaborazione con Dr. Scheletro, e credo che avrei sicuramente cercato di trascinare al Madeleine anche lui se solo avessi saputo della sua esistenza. Ormai è tardi: essendo pedinatissimo dalle aspiranti signore Joku, avrò certo problemi nel recuperarlo con un minimo di credibilità giornalistica (visti poi i commenti da camionista che mi lascio sfuggire sui social). Ma non è detto. Spero di riuscire ad arrabattarmi come al solito per stringergli la mano e magari sentirlo cantare in qualche posto un po' più raccolto e lontano dal caos, pur augurandogli il successo interstellare. Perché è sicuro: la luce di Marte (quella di Ziggy Stardust), gli arriva tutta, e la vita glitterata gli spetta di diritto. Su questo pianeta e oltre, allo spuntare del suo meraviglioso e ormai certo "Nuovo Giorno". 

A chi hai detto "groupie", scusa?

Quando avevo la mia webzine, e me ne andavo in giro a intervistare gruppi emergenti, era inevitabile che a fine serata scattasse il commentino acido da parte di chi non aveva capito che passavo tutta la sera con gli artisti perché poi, il giorno seguente, avrei dovuto pubblicare un articolo o un'intervista. Una volta un ragazzo mi disse, senza mezzi termini, "ma la finisci di correre dietro ai cantanti?" e dovetti spiegargli con pazienza come stavano in realtà le cose.
Non sono affatto stupita, dunque, che anche Elena Giorgi
, organizzatrice di eventi a Milano, grande appassionata di Jazz e "criticona musicale", come ama autodefinirsi, abbia intitolato il suo blog "I'm NOT a Groupie". Dicono che non esistano donne veramente interessate alla musica. Dicono che alle donne interessino solamente i musicisti. Dicono un sacco di cose, quasi sempre brutte. Io dico... non sono una groupie!, afferma l'autrice, e lo dimostra con uno stile pulito e diretto e con la competenza che i malpensanti le sottraggono con le etichette gratuite. Si parla soprattutto di Jazz, in questo blog davvero piacevole, ma non solo: Elena è una grande appassionata e non disdegna qualche sortita nel mondo del pop e dell'hip hop, dimostrando di non essere affatto settoriale. Da secoli noi donne siamo costrette a dover dimostrare il nostro valore agli occhi di certi uomini convinti di saper fare di meglio. A questa categoria maschile mi rivolgo (non certo a tutti): per ora vi stiamo accontentando, ma ancora non vi siete stufati di fare sempre la figura degli stupidi? A voi la scelta...!

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