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13 mag 2012

"Hope that something pure can last"

"Play with me" ©Claudia Toloni
http://cargocollective.com 
Sono gli Arcade Fire che cito nel titolo, ma in realtà è una citazione doppia: sono inciampata, grazie a contatti comuni, sui blog di Claudia Van Pelt, al secolo Claudia Toloni, e il suo delicato sguardo sulla realtà mi ha letteralmente conquistata. "Hope that something pure can last" è solo una delle tante serie di foto scattate con una vera Polaroid (altro che Instagram) che fanno parte dei blog e siti dove Claudia raccoglie le sue piccole poesie su pellicola. Lo stile retrò non è solo il risultato dato dal mezzo scelto per rappresentare questi scorci silenziosi di vita: Claudia vede la realtà come un quadro impressionista, e questo suo talento nel dipingere con la macchina fotografica è fatto di attenzione ai dettagli, pensieri lasciati scorrere, silenzio e ascolto della natura, del battito del proprio cuore. Claudia Toloni è regista e interprete ispirata di ciò che la circonda e che ascolta, trae linfa dalla vita stessa, senza doverla falsare, sfiorandola con dolcezza e cogliendone l'anima nel ricordo, la forma più poetica con cui rappresentarla.

"L'absence" - ©Claudia Toloni
http://365wonderlandadventures.tumblr.com  
Semplice ma di forte impatto, per esempio, è la serie titolata "L'absence".  Fantasma costante e quasi incolore, che accompagna ogni gesto affermando l'assenza e al contempo la forte presenza del ricordo, del desiderio, la tangibilità del tocco anche nella lontananza. Pare come di intuire tra le righe la storia che lega la protagonista dello scatto al suo fantasma: quasi la sentiamo sulla pelle, come fosse nostra, quella malinconia.
Un romanticismo delicato, la bellezza spesso ignorata di gesti quotidiani: tutto viene colto dall'obiettivo di Claudia; la solitudine e la dimensione del silenzio, non la parola ma il gesto, non l'urlo ma il sussurro fanno delle sue foto una collezione di piccoli cammei.

Non tutto quel che si trova su tumblr è destinato a finire nel fiume di immagini dimenticate della rete.
C'è un baule speciale dove tutto ciò che è vivo resta, e che ciascuno di noi può aprire in qualsiasi momento.
Anche questo chiede l'arte: dissetare un cuore arso, dare pace agli occhi e all'anima.

Claudia Toloni in rete:
Flickr
Blog
Tumblr
Carbonmade



5 feb 2012

Un bicchiere di Barolo di troppo

Dovete sapere che io ho le mie fonti, i miei informatori. Una dei quali, a sua volta, fa parte di un valido gruppetto di attentissimi della rete, che io chiamo "fashionspippolators", perché seguono con interesse Chiara Ferragni e selezionano tutto ciò che ritengono all'altezza nel campo della moda. Purtroppo a volte capita che, a forza di spippolare in rete, inciampino rovinosamente su qualche sito o blog che li imbarazza a tal punto che si sentono in dovere di fare nomi e cognomi. E per fortuna li fanno anche a me.

Ecco, dunque, come sono capitata su www.affashionate.com : il fashion blog di Elena Barolo.
Premetto che le critiche che ivi esporrò saranno argomentate nel dettaglio, per evitare l'effetto (purtroppo tutto italiano) "sono invidiosa perché è fortunata e quindi attacco", che personalmente non sopporto. Visitando i links dei video di Chiara Ferragni ho capito che questo è un cancro tutto nostrano, perché sui canali delle altre due fashion blogger che affiancano Chiara in  "Werelse", Andy Torres e Carolina Engman , non ci sono insulti gratuiti; eppure entrambe le fanciulle sono al pari straricche e strafortunate. Non vedo grosse differenze fra le tre, se non la nazionalità.

Ma veniamo al Barolo. Vi assicuro che risulterà molto più difficile berne un bicchiere dopo avere visitato Affashionate (Partendo dal titolo. Che senso hanno le lettere evidenziate in rosa? Compongono la parola 'A FATE? Cominciamo bene.) Però, cerchiamo di cogliere l'aspetto positivo. Il suddetto link è un perfetto vademecum che contiene tutto ciò che un'aspirante fashion blogger NON deve fare.  Vediamo perché.

  • 1 - Sono bella, quindi posso parlare di moda.
Credo che nessuno dotato di buon senso possa dire della Barolo (come, ancora non ve la ricordate? Ma sì, dài, la Velina!) che non è una bellissima donna.  È oggettivo. Quello che non è automatico è il pensiero che una bella donna possa parlare di moda solo perché le piace e perché è di bell'aspetto. Di certo è richiesto: ma non essenziale. Prima di tutto bisogna capirci qualcosa. Non basta sfogliare Vogue per occuparsi di moda. Ci vorrebbe anche una certa cultura, o quantomeno un gusto fuori dai canoni tradizionali. Che Elena, a mio parere, non ha. Altrimenti non proporrebbe un pitonato verde per un  matrimonio civile o non accosterebbe due toni diversi di maculato a un top fiorato.

  • 2 - Sono una modella, quindi posso pubblicare foto "in posa".
La fotomodella non è una blogger. La differenza tra una foto per una rivista, che spesso è integrata in un contesto a tema, è artistica. Non a caso Vogue chiede nientemeno a Demarchelier, Leibovitz, Toscani di firmare gli scatti dei servizi di punta. La foto artistica giustifica e soddisfa completamente due richieste: mettere in evidenza i capi ma anche la bellezza estetica di contesto e modella.
La fashion blogger ha un solo fine: quello di proporre il proprio look alle lettrici. Le foto del fashion blog sono quindi spesso più "da postalmarket" che da rivista patinata, ma c'è un perché: la protagonista non è la blogger, ma l'abito che indossa.
E qui la Barolo fallisce: non importa che ti scatti la foto col vestito laminato, se poi ti si vede solo la coscia e la posa da panterona. Vogliamo vedere cosa indossi, non quanto sei bella, ché quello è scontato, già lo sappiamo.

  • 3 - La risoluzione delle foto scattate non importa.
Niente di più sbagliato: se vuoi guidare le donne nella scelta di capi e accessori, li devi presentare più che puoi in una veste appetibile e cercando di non tradirne consistenze e colori. Come si fa a capire che spessore ha un tessuto, o quanto è finemente ricamato, se le foto te le fai con un cellulare a un megapixel?
Inutile linkare Blackberry, se poi utilizzi un modello base come il Curve per gli autoscatti. Meglio sarebbe stata persino una piccola vecchia kodak. Ma una macchina fotografica, suvvia, almeno.


  • 4 - Per fare tendenza basta elencare i vestiti che mi piacciono.
Irene Colzi
Falso. Per fare tendenza, tra quelli che ti piacciono, devi saper selezionare i capi che ti aiutano a creare qualcosa di tuo. Anche qui mi tocca riproporre Chiara Ferragni come esempio. Ma non solo: guardate Irene Colzi (foto) che gusto, che delicatezza e che piacevolezza negli accostamenti. Ci viene voglia di vestirci bene come lei, ci si immedesima. Di modelle ce ne sono tante, la differenza la fanno le donne in cui ci rispecchiamo (se non per conto in banca, per fisico, per età, quantomeno per semplicità). Già che ci siete, confrontate  le sue foto con quelle della Barolo e ditemi se non ho ragione ad affrontare quanto scritto al punto 2. 




  • 5 - avere un fashion blog fa di me una giornalista di moda.
Cito dalla sezione "about" (dove peraltro, la Barolo si autointervista. Ma Elena! Non sei la Fallaci!) :

[il fashion blog] oggi è il modo più veloce e diretto per far “sentire la propria voce”, in un mondo dove la concorrenza dal punto di vista giornalistico è spietata, e perché diventi automaticamente la “redattrice di te stessa”.

Questo mi fa molto irritare. Una giornalista di moda è un'amatrice, certamente,  - si è mai vista la Sozzani vestire male? - ma ha anche una cultura, un punto di vista critico e soggettivo, una capacità affinata con l'esperienza di capire quali tendenze avranno successo e quali no.
Una blogger è una blogger, a meno che non aspiri a diventare giornalista. E non una modella. 


La ScoMODAmente
Un esempio di giornalismo e moda tra il professionale e l'amatoriale lo trovate su La ScoModaMente (logo a lato).
Mi colpisce la qualità degli articoli e l'originalità con cui la redattrice (non scelgo la parola a caso) guida le scelte del suo blog, non dimenticando di occuparsi della madre della moda, l'arte. Oltre al fatto che pubblica ogni venerdì, con cadenza regolare, proprio come una testata vera e propria.

Vi ho convinti? Lo spero. Cercare la qualità anche in rete, sempre. 
Altrimenti l'effetto pecoroni non vi lascerà via di scampo(lo).


Si ringraziano i fashionspippolators per questo articolo: Valentina, Silvia, Carmen, Alessandro e Paola.

15 feb 2011

La stanza magica di Natascia

Prendete Hussar. Daddy's girl, o Cherrypie, per esempio. Spogliate le tele della malizia di cui sono impregnate, ma non trascurando di lasciare una sorta di sottile erotismo da lolita. Ora provate a immaginare le stesse opere pervase di quel senso fiabesco d'innocenza che caratterizza le bambole di Mijn Schatie. Quello che con tutta probabilità state provando a visualizzare potrebbe somigliare a questo:



Natascia Raffio è una giovanissima artista romana che vive a Pordenone e disegna da quando ha imparato a tenere la penna in mano, anche se, con ottime probabilità, i suoi personaggi e i mondi sognanti che crea sono dentro di lei da molto prima. Nasce come pittrice e comincia a esporre al di fuori della sua cameretta magica nel 1999, con la mostra "L'arte tra le righe" presso l'università Tor Vergata. Dal 1999 al 2004 salta da un'esposizione all'altra accaparrandosi diversi e prestigiosi riconoscimenti, quali il "trofeo San Valentino", "Timbro d'Autore",  la coppa "Image Art", "Golden Card", il premio "Picasso e le Donne" e, con l'occasione della biennale d'arte contemporanea Città di Roma "Jubilaeum 2000", il primo premio nella categoria disegnatori. Un curriculum di tutto rispetto che questa giovane artista decide di sancire definitivamente frequentando la Scuola Internazionale di Comics e iniziando una collaborazione con diversi editori e pubblicando i fumetti "Glam" e "Circus". Attualmente in lavorazione ci sono un altro fumetto, "Dandelion", e la graphic novel "Miss Macabrette non ha paura dei tuoni".

Natascia vive in un mondo interiore vivido e palpitante: creature tra l'angelico e l'erotico, con occhi profondi e sinceri, si spostano e interagiscono in mondi di colori tenui, spesso, però, squarciati da immagini forti e dal rosso del sangue, come a significare che il dolore fa parte ed è ingranaggio del piacere e della bellezza: senza l'accettazione di esso non c'è creazione né vita. Fin da piccoli gli incubi si mescolano ai sogni con spontaneità, e questo è quanto accade quando si guardano i suoi disegni o i suoi quadri; c'è qualcosa di profondo e attraente in essi, che al tempo stesso mette a disagio: la bellezza non è mai pulita, nasconde sempre un'ombra che ognuno può (e a mio avviso, deve) interpretare a seconda di ciò che ha tenuto al buio dentro di sé. Raffio si definisce una cosa "piccola, appariscente e fuori posto", come "un ciclamino sulla luna (nome di una sua linea di accessori, n.d.r.)": ma la percezione che si ha nell'ammirare le sue illustrazioni è che siamo noi, sulla terra, a essere fuori posto. Gli adulti - diceva Peter Pan - dimenticano gli universi paralleli in cui hanno vissuto da piccoli. L'artista ha un "difetto di fabbrica": non solo ricorda tutto, ma con la sua arte porta fuori di sé il suo mondo interiore e te lo regala, per aiutarti a ricrearlo, riconoscerlo, riviverlo. Natascia questa dote la gestisce con naturalezza: in quel mondo non solo ci crede ancora, ma ogni volta che disegna ci torna, un po' per malinconia, e un po', forse, perché laggiù tutto è più equilibrato, e non si soffre così tanto come accade, invece, da queste parti.

Immagini ©Natascia Raffio (da: illustrazioni, "Glam" e "Miss Macabrette")

http://www.natasciaraffio.blogspot.com
http://cyclamenonthemoon.blogspot.com

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