AnOther MAGAZINE

Quello che ti piace, con l'aspetto che ti piace

TASTE OF RUNWAY

Moda e cucina, un piatto unico

TALENT T-SHIRTS - THE ART CHANCE CONTEST

un concorso che premia i talenti artistici e grafici del Sud del Mondo che non possono accedere alla rete

FADA'

Il Cappellaio Matto esiste, ed è tra noi

CLAUDIA TOLONI

La fotografia delicata dei nostri ricordi

VALENTINA SCOCCA

L'occhio interiore di un'artista

Visualizzazione post con etichetta blogger. Mostra tutti i post
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2 mar 2013

La Cucina in Passerella

Anna Marconi.
Segnatevelo questo nome.
È diventata da qualche settimana il mio nuovo Mito della Rete.

Cosmopolitan Moschino
Chi è Anna?
Una donna alla ricerca di qualcosa che traducesse le proprie passioni in un hobby, forse.
Oppure un genio che ha interpretato le tendenze della rete e le ha concretizzate fondendole in un'unica opera.
Qualunque cosa abbia spinto Anna, e lei stessa racconta che si è trattato di un'intuizione, poi lentamente sviluppata in un progetto, be', è proprio una bella idea.


Taste of Runway è un blog semplice e pulito, dal design sobrio ed elegante, scritto con personalità e soprattutto vissuto con passione. Anna Marconi, l'autrice, sembra davvero essere un'ottima cuoca, anzitutto
perché gli ingredienti che compongono il progetto - cucina, moda e fotografia - sono davvero mixati alla
Cheesecake Marni alle fragole
perfezione; poi, perché a giudicare dalle foto dei piatti da lei cucinati, dev'essere niente male dietro ai fornelli.
La linea editoriale è sostenuta dall'idea - vincente - di presentare una piatto al quale viene abbinato un capo d'alta moda che ne è ispirazione. Ecco quindi nascere un "Uovo in camicia Stella McCartney", una "Cheesecake alle fragole Marni", un "Cosmopolitan Moschino": colori in connubio, sì, ma soprattutto gusti, sia in fatto di moda, sia in cucina. Un'idea sorprendente, nuova, attuale, originale. Perché accontentarsi di sbirciare un po' i fashion blog e leggere annoiati le foodblogger? Basta Taste of Runway ad appagare la sete di novità. E diciamolo, anche la fame, cosa affatto trascurabile, almeno per quanto mi riguarda.


Uovo in Camicia Stella McCartney

7 lug 2012

... E sotto l'ombrellone?


Tempo di mare, di vacanze, di ferie (per chi le ha...). E dilemmi. Che mi porto sotto l'ombrellone?
Quali libri vale la pena di leggere rilassandosi nel frescolino del vento di mare o nella quiete di campagna e di montagna?

Ecco qualche mio personale consiglio di lettura da cui potete prendere spunto:

1) QUATTRO GIORNI BIANCHI, di STEFANO ROVATTI:
"Tre criminali evasi dal carcere si insediano nella casa di una tranquilla famiglia borghese e, in attesa del denaro per completare la fuga, manipolano le abitudini degli ostaggi, intrappolandoli in un abisso di sangue e follia. Accompagnata da uno scavo introspettivo che non si ferma neppure davanti alle verità più dolorose e inconfessabili, si delinea la lenta agonia di un gruppo di personaggi non più in grado di essere padroni di sé stessi. Ispirato ad una storia vera, ma riletto nella più amara tradizione del noir, Quattro giorni bianchi si trasforma nella cruda radiografia di un universo oscuro, squassato da torbide intuizioni che, attraverso il sistematico esercizio della violenza, intesa come sfida ad ogni limite, si moltiplicano, si deformano e si mescolano, fino all’annientamento del più elementare senso di giustizia, dentro una coscienza senza sogni e senza redenzione."

2) 50 SFUMATURE DI GRIGIO, di E.L. JAMES
"Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di ventun anni incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest'uomo bellissimo e misterioso. Convinta però che il loro incontro non avrà mai un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarci, fino al giorno in cui Grey non compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora e la invita a uscire con lui. Anastasia capisce di volere quest'uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere con sé stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni. Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dall'ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili..." Il libro è un po' ripetitivo e scritto non proprio benissimo, la storia però scorre bene e "acchiappa", specie sulla sabbia rovente.

3) 101 MODI PER FAR SOFFRIRE GLI UOMINI, di DANIELA FARNESE
Qui mi soffermo in modo più personale: Daniela Farnese, aka "La Dottoressa Dania", è un'istituzione e io la seguo su tutti i suoi canali, blog, giornali, social; Una donna di un umorismo pungente e sagace, una penna che sa anche essere delicata e profonda. La adoro. Questo suo primo libro, che fa parte di una collana di Newton dal titolo "101 modi per..." è un vademecum nato per tutte coloro che soffrono per amore. L'intento però non è quello di mettere femmine contro maschi, ma trovare il modo di ridere sulle sofferenze che l'amore comporta, e magari trovare pure un bel metodo per farla pagare al furbetto di turno, che non manca mai... dalla sinossi:
"Le donne troppo spesso dimenticano che il maschio è un animale imperfetto e che, anche quando è innamorato, tradisce, ferisce e ha sempre qualcosa da farsi perdonare. Qualsiasi donna ricorda, nel suo passato sentimentale, almeno una ferita da parte di un uomo e avrà desiderato, anche solo per pochi attimi, di ricambiare il favore..." Prefazione di Luca Bizzarri.

4) LA DISTANZA NECESSARIA, di EMILIA MARASCO
Anche qui va fatta una premessa che "sento" di fare. Conosco Emilia, ed è una donna profondamente colta, e trovo abbia uno stile meraviglioso, poetico, alto. Il piacere che dà la lettura di certe immagini e descrizioni in questo libro è pari solo a quello che può dare una grande penna. Dalla sinossi:
"Stregata dalla magia di un quadro di Andrew Wyeth ("Christina's world", oggi al MoMA), la protagonista Mara, inquieta giornalista di cronaca nera, parte dall'Italia alla volta di Pennsylvania e Maine per scoprire la realtà che si nasconde dietro alla misteriosa e celebre figura del dipinto. Troverà il "mondo di Christina", sé stessa, ma soprattutto la distanza necessaria per guardare le cose. Per capirle."


Buona estate, e soprattutto buona lettura!

16 giu 2012

Il diritto di condividere a sinistra

Sulla proprietà intellettuale più si discute meglio è: lo dimostra il fatto che il "diritto d'autore" è sempre in pericolo, qualunque contenuto si decida di pubblicare, per via della facile fruibilità di qualsiasi cosa appaia in rete.

La tutela del diritto d'autore, e - più che d'autore - di commercializzazione di una qualsiasi opera d'ingegno, sia essa artistica, letteraria, informatica, è tutelata dal simbolo  " © "spesso indicato anche tra parentesi "(c)", il Copyright. Con esso un editore può limitare la libera circolazione di un'opera e regolarne la diffusione impedendone modifiche, utilizzo e abuso. Sotto questa licenza acquistiamo libri, cd, software di ogni sorta. Fotocopiare integralmente un libro pubblicato, scaricare musica, crackare un sistema operativo significa infrangere il diritto d'autore ed essere punibile in termini legali.

Quello che non tutti sanno, forse, è che esiste una licenza meno rigida in termini di diritti d'autore, che si chiama "Copyleft" e si fonda sul gioco di parole che vede l'opposizione nella lingua inglese del termine "right" (ossia "diritto legale" ma anche "destra") con "left" (che significa "sinistra"); il tutto, rappresentato da un simbolo identico a quello del copyright, fatta eccezione per la "C" rovesciata, come nella foto). Questo simbolo indica un sistema "virtuoso" che tutela l'opera permettendone la circolazione e la modifica, purché ne vengano rispettate le condizioni essenziali. Per esempio, tutto quanto vedete pubblicato qui sopra è coperto da Copyleft: potete quindi copiare, citare e utilizzare quanto da me scritto per qualsiasi finalità, purché indichiate - se non la mia firma - almeno l' URL di questo blog. La citazione della fonte non toglie a voi la libertà di riutilizzare idee che vorreste commentare, demolire o sostenere, ma rispetta l'autore che le ha elucubrate e pubblicate, e crea un circolo virtuoso che non limita la diffusione né la commercializza a scopo di lucro, ma ne rispetta l'origine.

Molto spesso assistiamo a veri e propri "furti intellettuali", ossia la riproduzione di contenuti sul web avvenuta senza citazione delle fonti. Si tratta di una vera e propria violazione della licenza, e non solo di un semplice lavoro ingenuo di "taglia e incolla". Questo vale non solo per post e articoli, ma anche per le immagini, che spesso vengono fatte circolare senza citare l'autore solo perché appaiono come risultati di una semplice e banale ricerca su qualunque search engine. Niente di ciò che trovate, a meno che non sia esplicitamente dichiarato, è libero tout-court. 

È bene imparare che chiedere a un autore il permesso di pubblicazione di un articolo o di una foto, o verificare e citare la fonte, è il modo migliore per evitare problemi ma anche l'unico per far sì che un'idea rimanga integra e non ne venga snaturato il senso originale. 

Se volete esplicitare attraverso una Creative Commons License (che non comprende soltanto quella che ho scelto io) il modo in cui volete condividere i vostri contenuti, potete farlo all'indirizzo http://creativecommons.org, copiando sui vostri blog e siti il codice relativo alla licenza scelta. 
Buon lavoro, e buona libera circolazione virtuosa a tutti i vostri testi.

13 mag 2012

"Hope that something pure can last"

"Play with me" ©Claudia Toloni
http://cargocollective.com 
Sono gli Arcade Fire che cito nel titolo, ma in realtà è una citazione doppia: sono inciampata, grazie a contatti comuni, sui blog di Claudia Van Pelt, al secolo Claudia Toloni, e il suo delicato sguardo sulla realtà mi ha letteralmente conquistata. "Hope that something pure can last" è solo una delle tante serie di foto scattate con una vera Polaroid (altro che Instagram) che fanno parte dei blog e siti dove Claudia raccoglie le sue piccole poesie su pellicola. Lo stile retrò non è solo il risultato dato dal mezzo scelto per rappresentare questi scorci silenziosi di vita: Claudia vede la realtà come un quadro impressionista, e questo suo talento nel dipingere con la macchina fotografica è fatto di attenzione ai dettagli, pensieri lasciati scorrere, silenzio e ascolto della natura, del battito del proprio cuore. Claudia Toloni è regista e interprete ispirata di ciò che la circonda e che ascolta, trae linfa dalla vita stessa, senza doverla falsare, sfiorandola con dolcezza e cogliendone l'anima nel ricordo, la forma più poetica con cui rappresentarla.

"L'absence" - ©Claudia Toloni
http://365wonderlandadventures.tumblr.com  
Semplice ma di forte impatto, per esempio, è la serie titolata "L'absence".  Fantasma costante e quasi incolore, che accompagna ogni gesto affermando l'assenza e al contempo la forte presenza del ricordo, del desiderio, la tangibilità del tocco anche nella lontananza. Pare come di intuire tra le righe la storia che lega la protagonista dello scatto al suo fantasma: quasi la sentiamo sulla pelle, come fosse nostra, quella malinconia.
Un romanticismo delicato, la bellezza spesso ignorata di gesti quotidiani: tutto viene colto dall'obiettivo di Claudia; la solitudine e la dimensione del silenzio, non la parola ma il gesto, non l'urlo ma il sussurro fanno delle sue foto una collezione di piccoli cammei.

Non tutto quel che si trova su tumblr è destinato a finire nel fiume di immagini dimenticate della rete.
C'è un baule speciale dove tutto ciò che è vivo resta, e che ciascuno di noi può aprire in qualsiasi momento.
Anche questo chiede l'arte: dissetare un cuore arso, dare pace agli occhi e all'anima.

Claudia Toloni in rete:
Flickr
Blog
Tumblr
Carbonmade



24 feb 2012

"CocaColla chiude. Per una lettera."

il logo "incriminato"
Uno degli argomenti che mi stanno più a cuore riguarda la tutela di tutti quei blog e quei siti dedicati all'arte, alla sua indipendenza, alla promozione degli emergenti e alla ricerca della non banalità in un mondo in cui la commercializzazione di qualsiasi cosa ne soffoca l'afflato concettuale.

Penso, dunque, che chi si adopera per la cultura vada supportato e accompagnato - quando le sfide (e le sfighe) si fanno troppo dure - verso un'altra dimensione che possa, quantomeno, mantenerne il nucleo originale.

È quanto sta chiedendo ai blogger il sito "CocaColla.it",  dedicato ad arte, design e cultura.

Ma che è successo allo staff di CocaColla?
il CocaColla Drink Team
A quanto pare il colosso Coca-Cola non gradisce la somiglianza che accomuna i due marchi, anche se a dirla tutta li distingue bene non solo la grafica, con quella L in più, ma soprattutto il concetto. Come spiega il CocaColla Team:

"L’idea di chiamare il blog CocaColla nasceva da uno dei nostri primissimi brainstorming, quando pensammo di mettere insieme la colla, elemento fondamentale dell’artistica di base, ma anche della streetart, con la Coca-Cola, simbolo della cultura pop, dell’industrializzazione e della pubblicità come strumento fondamentale per sbaragliare la concorrenza. Per noi in questo nome c’era tutto quello che volevamo comunicare: tutte le nostre passioni, tutti gli argomenti che di lì a poco sarebbero diventati i temi del nostro lavoro quotidiano, di ricerca e produzione di contenuti. Un nome facile da ricordare e irriverente che faceva il verso proprio al soft drink più famoso del mondo."


Un'idea interessante, che faceva del prodotto finale l'esatto contrario di quello dal quale s'era tratta ispirazione.
La Coca-Cola Company, però, intercetta il blog, e in un lampo parte con una lettera di diffida, chiedendo al Team CocaColla di "ritirare le pratiche avviate per la registrazione del marchio e la cessione nei loro confronti del nome a dominio www.cocacolla.it." compresi i social ad esso annessi, "pena citazione a giudizio".

Pena citazione a giudizio detto da un gigante come CocaCola a un piccolo puntino come CocaColla, è puro terrorismo: i ragazzi decidono, con il consiglio di un legale, di cambiare completamente il nome del progetto e di obbedire.

Che cosa comporta tutto questo? 
Enormi danni al progetto editoriale: allo staff tocca ricrearsi daccapo, e recuperare in qualche modo tutto ciò che è stato fatto fino a questo momento. Un lavoro enorme, che porterà via tempo prezioso, e costerà molto anche in termini economici (pubblicità ospitata che andrà sospesa, riprogettazione del sito e del logo, modifica degli articoli che contengono il nome "CocaColla" etc.).

Cosa ci chede il CocaColla Drink Team?
Semplicemente di accompagnarlo, come dicevo, in questo processo di trasformazione, perché non si perda lo scopo del progetto, perché sia possibile riprendere da dove si è sospeso.  Perché non venga cancellato il lavoro dedicato all'arte e ai giovani artisti svolto fin'ora.
Non possiamo far nulla per aiutarli a mantenere il nome, ma possiamo aiutarli a mantenere il progetto: facciamo girare la notizia, forwardando il COMUNICATO STAMPA, scaricando il SUPPORT MEDIA KIT, e twittando con hashtag  #supportcocacolla la notizia della chiusura e le info a essa connesse.

E tiriamo un sospiro di sollievo che a qualcun altro, in passato, non è stato chiesto di ritirare le sue opere perché non poteva utilizzare un marchio commerciale.




5 feb 2012

Un bicchiere di Barolo di troppo

Dovete sapere che io ho le mie fonti, i miei informatori. Una dei quali, a sua volta, fa parte di un valido gruppetto di attentissimi della rete, che io chiamo "fashionspippolators", perché seguono con interesse Chiara Ferragni e selezionano tutto ciò che ritengono all'altezza nel campo della moda. Purtroppo a volte capita che, a forza di spippolare in rete, inciampino rovinosamente su qualche sito o blog che li imbarazza a tal punto che si sentono in dovere di fare nomi e cognomi. E per fortuna li fanno anche a me.

Ecco, dunque, come sono capitata su www.affashionate.com : il fashion blog di Elena Barolo.
Premetto che le critiche che ivi esporrò saranno argomentate nel dettaglio, per evitare l'effetto (purtroppo tutto italiano) "sono invidiosa perché è fortunata e quindi attacco", che personalmente non sopporto. Visitando i links dei video di Chiara Ferragni ho capito che questo è un cancro tutto nostrano, perché sui canali delle altre due fashion blogger che affiancano Chiara in  "Werelse", Andy Torres e Carolina Engman , non ci sono insulti gratuiti; eppure entrambe le fanciulle sono al pari straricche e strafortunate. Non vedo grosse differenze fra le tre, se non la nazionalità.

Ma veniamo al Barolo. Vi assicuro che risulterà molto più difficile berne un bicchiere dopo avere visitato Affashionate (Partendo dal titolo. Che senso hanno le lettere evidenziate in rosa? Compongono la parola 'A FATE? Cominciamo bene.) Però, cerchiamo di cogliere l'aspetto positivo. Il suddetto link è un perfetto vademecum che contiene tutto ciò che un'aspirante fashion blogger NON deve fare.  Vediamo perché.

  • 1 - Sono bella, quindi posso parlare di moda.
Credo che nessuno dotato di buon senso possa dire della Barolo (come, ancora non ve la ricordate? Ma sì, dài, la Velina!) che non è una bellissima donna.  È oggettivo. Quello che non è automatico è il pensiero che una bella donna possa parlare di moda solo perché le piace e perché è di bell'aspetto. Di certo è richiesto: ma non essenziale. Prima di tutto bisogna capirci qualcosa. Non basta sfogliare Vogue per occuparsi di moda. Ci vorrebbe anche una certa cultura, o quantomeno un gusto fuori dai canoni tradizionali. Che Elena, a mio parere, non ha. Altrimenti non proporrebbe un pitonato verde per un  matrimonio civile o non accosterebbe due toni diversi di maculato a un top fiorato.

  • 2 - Sono una modella, quindi posso pubblicare foto "in posa".
La fotomodella non è una blogger. La differenza tra una foto per una rivista, che spesso è integrata in un contesto a tema, è artistica. Non a caso Vogue chiede nientemeno a Demarchelier, Leibovitz, Toscani di firmare gli scatti dei servizi di punta. La foto artistica giustifica e soddisfa completamente due richieste: mettere in evidenza i capi ma anche la bellezza estetica di contesto e modella.
La fashion blogger ha un solo fine: quello di proporre il proprio look alle lettrici. Le foto del fashion blog sono quindi spesso più "da postalmarket" che da rivista patinata, ma c'è un perché: la protagonista non è la blogger, ma l'abito che indossa.
E qui la Barolo fallisce: non importa che ti scatti la foto col vestito laminato, se poi ti si vede solo la coscia e la posa da panterona. Vogliamo vedere cosa indossi, non quanto sei bella, ché quello è scontato, già lo sappiamo.

  • 3 - La risoluzione delle foto scattate non importa.
Niente di più sbagliato: se vuoi guidare le donne nella scelta di capi e accessori, li devi presentare più che puoi in una veste appetibile e cercando di non tradirne consistenze e colori. Come si fa a capire che spessore ha un tessuto, o quanto è finemente ricamato, se le foto te le fai con un cellulare a un megapixel?
Inutile linkare Blackberry, se poi utilizzi un modello base come il Curve per gli autoscatti. Meglio sarebbe stata persino una piccola vecchia kodak. Ma una macchina fotografica, suvvia, almeno.


  • 4 - Per fare tendenza basta elencare i vestiti che mi piacciono.
Irene Colzi
Falso. Per fare tendenza, tra quelli che ti piacciono, devi saper selezionare i capi che ti aiutano a creare qualcosa di tuo. Anche qui mi tocca riproporre Chiara Ferragni come esempio. Ma non solo: guardate Irene Colzi (foto) che gusto, che delicatezza e che piacevolezza negli accostamenti. Ci viene voglia di vestirci bene come lei, ci si immedesima. Di modelle ce ne sono tante, la differenza la fanno le donne in cui ci rispecchiamo (se non per conto in banca, per fisico, per età, quantomeno per semplicità). Già che ci siete, confrontate  le sue foto con quelle della Barolo e ditemi se non ho ragione ad affrontare quanto scritto al punto 2. 




  • 5 - avere un fashion blog fa di me una giornalista di moda.
Cito dalla sezione "about" (dove peraltro, la Barolo si autointervista. Ma Elena! Non sei la Fallaci!) :

[il fashion blog] oggi è il modo più veloce e diretto per far “sentire la propria voce”, in un mondo dove la concorrenza dal punto di vista giornalistico è spietata, e perché diventi automaticamente la “redattrice di te stessa”.

Questo mi fa molto irritare. Una giornalista di moda è un'amatrice, certamente,  - si è mai vista la Sozzani vestire male? - ma ha anche una cultura, un punto di vista critico e soggettivo, una capacità affinata con l'esperienza di capire quali tendenze avranno successo e quali no.
Una blogger è una blogger, a meno che non aspiri a diventare giornalista. E non una modella. 


La ScoMODAmente
Un esempio di giornalismo e moda tra il professionale e l'amatoriale lo trovate su La ScoModaMente (logo a lato).
Mi colpisce la qualità degli articoli e l'originalità con cui la redattrice (non scelgo la parola a caso) guida le scelte del suo blog, non dimenticando di occuparsi della madre della moda, l'arte. Oltre al fatto che pubblica ogni venerdì, con cadenza regolare, proprio come una testata vera e propria.

Vi ho convinti? Lo spero. Cercare la qualità anche in rete, sempre. 
Altrimenti l'effetto pecoroni non vi lascerà via di scampo(lo).


Si ringraziano i fashionspippolators per questo articolo: Valentina, Silvia, Carmen, Alessandro e Paola.

3 gen 2012

C'è moda e moda!

Sembra una vera e propria "febbre dell'oro", quella che spinge centinaia di giovani donne ad aprire un fashion blog e parlare di moda, come se ci si capisse qualcosa veramente. Questa critica non vale, certo, per quei blog ideati dai professionisti del settore e che hanno accesso alle sfilate e padroneggiano la materia. Però diciamocelo: la maggior parte dei fashion blog e dei siti dedicati al make up sono assolutamente dilettantistici, roba che se mi ci mettessi io - che non capisco una mazza di moda, ma che non andrei mai in giro con un top e la panza a vista, e mi so truccare per non sembrare la sposa cadavere - con la convinzione necessaria, avrei comunque il mio gruppetto di followers.

Per evitare di incappare in facili dilettantismi, bisogna buttarsi sul quasi mainstream. Dico quasi perché se visitate solo i siti ufficiali dei maggiori stilisti mondiali, certo, andate sul sicuro, ma non avete un punto di vista "umano", accessibile ogni giorno.

Chiara Ferragni
Una che sta dimostrando da anni di saperne e di essere perfettamente in grado di interpretare le proposte degli stilisti nel quotidiano e in tutte le occasioni è Chiara Ferragni , 24 anni, stile impeccabile, perfettamente in linea e in equilibrio tra osare e indossare. Non so se mi spiego. Se la risposta è no, non avete che da visitare The Blonde Salad e nutrire gli occhi dei meravigliosi accostamenti proposti da questa furba fanciulla che ha capito benissimo che se ci sai fare basta sapersi vendere et voilà! Passe-par-tout a tutte le sfilate, una linea di scarpe da lei firmata, viaggi nelle capitali della moda, considerazione e rispetto nell'ambiente. Ragazzi... non è mica così facile, eh!

Arianna Chieli - FashionBlaBla
Se desiderate uno sguardo "multifocale" su trend e must have, mi ripeto: potete consultare FashionBlaBla, di cui questo blog ha parlato in anteprima assoluta tra i primi post, diretto dalla bravissima (e bellissima) Arianna Chieli. Uno staff scelto, fresco, originale, inviate molto attente alle lettrici comuni, recensioni di sfilate prestigiose ma anche ottimi consigli per le profane. Un sito completo, elegante anche nel layout, leggibilissimo e piacevole. Io me lo sono piazzato su Bloglovin, per avere i loro consigli sempre con me, anche su smartphone (iPhone e Android).

Carla Gar...Gozzi
E sempre su smartphone (ma solo su iPhone), trovate la ormai mitica Carla Gozzi (che, mi perdoni, io continuo a chiamare Carla Gari perché il mio cervello a quanto pare trova che alla sua faccia stia meglio quel cognome lì), che non ha mica solo presentato "Ma come ti vesti!" su Real Time (un capitolo a parte per questo magnifico canale!) in tutta la sua vita, anzi: ha collaborato con alcuni dei più importanti nomi della moda, Cristian Lacroix, Calvin Klein, J.C. de Castelbajac, Mila Schön... un'esperienza invidiabile. Snob? Può darsi. Ma di che stiamo parlando, di fagioli con le cotiche?


Ines de la Fressange
L'ultimo ma non ultimo consiglio, ANZI, è di carta: La Parigina, di cui è disponibile anche l'agenda 2012, che contiene i preziosissimi consigli di Ines de la Fressange, modella e stilista che ha avuto il suo top negli anni '80 (ne incarnava fisicamente la personalità, a mio parere), scritto insieme alla giornalista di Elle Sophie Gauche: qui stiamo parlando di Chanel, Karl Lagerfeld, Roger Vivier. Uno solo dei suoi consigli vale oro, e questo libro è forse un po' caro (se contiamo che il contenuto è parecchio modesto in quantità, 25€ sono parecchi) ma estremamente interessante, piacevole, illuminante, soprattutto quando si immerge nella Parigi dei piccoli negozietti fuori dal mainstream, nei musei minori, nelle chicche parigine dove scovare pezzi unici per costruirsi un look fuori dal coro, ma sempre impeccabile. Ho amato ogni singolo scatto realizzato dalla figlia di lei Nine d'Urso, così come l'impaginazione colorata. Meglio avere una copia de "La Parigina" in casa, che dieci riviste diverse di moda. Qui sopra non c'è marketing, è tutto stile.

Avete deciso, quindi, chi seguire? Io, nel dubbio, non mi perdo nessuna di loro.


3 feb 2011

4000, 400, 40 Contraddizioni.

Sunrise at the station
In tempi di condivisione quasi esasperata, tra gli utenti della rete sta spopolando Tumblr, il blog che permette di ripubblicare i contenuti degli altri utenti sulla propria pagina. Si tratta, a mio parere, del cugino colto di facebook, quello che legge ancora i libri sotto il sole, per capirci, scrive sulla moleskine la sera, e anziché arare il prato di Farmville preferisce commentare con una frase poetica un disegno o una bella foto.
Southern Italy
E tra tutte le belle foto che si possono trovare nel circuito Tumblr, si nascondono discrete quelle della giovane fotografa Valentina Scocca, nel blog "40Contradictions". Valentina è esattamente come le sue foto: silenziosa, pacata, riflessiva. Ha studiato legge, ma se vi state immaginando un cliché chiuso nel proprio mondo di regole e di codici, vi state sbagliando. La cosa più bella da scoprire nelle persone, aldilà delle loro scelte professionali che le delineano solo in superficie, è quella sorta di "inner eye" che posseggono e che non amano mostrare con facilità al primo che passa. Valentina ha un "occhio interno" potente, icastico, poetico e - senza dubbio - artistico. Non è mica facile fare foto definibili artistiche, intendiamoci: non riesce alla maggior parte di tutti quelli che ci provano e di certo non mi piace abusare del termine. Non basta fotografare una tazza di the sul tavolino antico, per fare una foto artistica.
La Tour
Parlo quindi con coscienza, se dico che questa ragazza riesce - il più delle volte - a catturare quel "qualcosa" che sta sotto la banalità del quotidiano: a dipingere con lo sguardo. Vede di più, vede meglio, forse. Di certo non mi fa pensare che, seppure ingoiata dal rullo compressore della routine cittadina, passi per le strade senza fermarsi a riflettere. Per fortuna c'è ancora chi  vede della bellezza anche in una scritta sul muro. E, per fortuna, ci sono altrettante persone che questa bellezza la riconoscono, e hanno voglia di condividerla, come un contagio virale: ma è un virus buono, quello che apre la mente e il cuore, e fa entrare luce.

Link: http://40contradictions.tumblr.com

Tutte le foto sono ©Valentina Scocca per "40Contradictions"
(clicca sulle immagini per ingrandire)

5 dic 2010

365 Storie Cattive per fare una buona azione.

Cari amici/amiche,
vi chiedo di fare un piccolo gesto solidale: questa nuova antologia "365 Storie Cattive" (a lato), a cura dello scrittore Paolo Franchini, che contiene il mio racconto "Artigli" e quello di altri 364 autori famosi ed emergenti, è un'occasione per aiutare tutti i bambini affetti da Emiplegia Alternante, una malattia neurologica infantile molto rara, per la quale non esiste una cura.A.I.S.EA. Onlus , che si occupa di aiutare la ricerca, raccoglierà l'intero ricavato delle vendite dell'antologia, garantendo così la possibilità di dare una speranza ai bimbi che sono affetti da questo grave disturbo.  

Ecco dove potete trovare al momento l’antologia: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=544757  
Prossimamente sarà disponibile anche presso tutte le librerie FELTRINELLI.

Leggete 365 storie cattive, per essere buoni!
Grazie a tutti coloro che aderiranno, anche da parte degli altri autori che potete trovare QUI

Erotismo e cultura a portata di click

Di blog erotici in giro per la rete ce ne sono anche troppi, ma non è per niente facile gestirne uno che possa risultareveramente interessante. A mio parere, escluderei dalla lista quelli corredati di foto personali del tipo "grazie tesoro, ma se avessi voluto verificare se preferisci la brasiliana te lo avrei chiesto", quelli che richiamano i cataloghi di sex toys (per questo c'è sempre l'ottimo www.lelo.com) e quelli che sembrano il riassunto del kamasutra corredato di volgarità a caso che con l'erotismo poco hanno a che fare.
Tra i blog che preferisco ce n'è uno, neonato, che secondo me fa centro assoluto trattando di cultura, alternando brevi racconti, segnalazioni di eventi e recensioni di opere d'arte e libri a tema, il tutto utilizzando un linguaggio delicato e mai volgare: si tratta di 
www.bsatin.it , che più che un blog sembra proprio la dimora di questa anonima autrice che si nasconde dietro un velo di "raso nero" e un logo stilizzato che richiama un'intrigante e misteriosa Dark Mistress. Chi è Black Satin? Nessuno lo sa; quel che è certo, è che i contenuti da lei proposti sono molto interessanti e per nulla scontati o noiosi. Non è facile parlare di erotismo. Eccitare senza banalizzarenon riesce a tutti, purtroppo i vari blog di cui sopra ne sono la triste prova. Tra i pochi che riescono nell'intento, Black Satin, alla quale va il mio personale plauso e, spero, il vostro.

A chi hai detto "groupie", scusa?

Quando avevo la mia webzine, e me ne andavo in giro a intervistare gruppi emergenti, era inevitabile che a fine serata scattasse il commentino acido da parte di chi non aveva capito che passavo tutta la sera con gli artisti perché poi, il giorno seguente, avrei dovuto pubblicare un articolo o un'intervista. Una volta un ragazzo mi disse, senza mezzi termini, "ma la finisci di correre dietro ai cantanti?" e dovetti spiegargli con pazienza come stavano in realtà le cose.
Non sono affatto stupita, dunque, che anche Elena Giorgi
, organizzatrice di eventi a Milano, grande appassionata di Jazz e "criticona musicale", come ama autodefinirsi, abbia intitolato il suo blog "I'm NOT a Groupie". Dicono che non esistano donne veramente interessate alla musica. Dicono che alle donne interessino solamente i musicisti. Dicono un sacco di cose, quasi sempre brutte. Io dico... non sono una groupie!, afferma l'autrice, e lo dimostra con uno stile pulito e diretto e con la competenza che i malpensanti le sottraggono con le etichette gratuite. Si parla soprattutto di Jazz, in questo blog davvero piacevole, ma non solo: Elena è una grande appassionata e non disdegna qualche sortita nel mondo del pop e dell'hip hop, dimostrando di non essere affatto settoriale. Da secoli noi donne siamo costrette a dover dimostrare il nostro valore agli occhi di certi uomini convinti di saper fare di meglio. A questa categoria maschile mi rivolgo (non certo a tutti): per ora vi stiamo accontentando, ma ancora non vi siete stufati di fare sempre la figura degli stupidi? A voi la scelta...!

FashionBlaBla.it

Di blog a tema moda ce ne sono a centinaia e voialtre di questa community lo sapete bene, sempre col ditino pronto a cliccare sul più recente. Allora, dico io, non potete proprio farvi trovare impreparate e non visitare questo "FashionBlaBla" che è appena uscito dalla mente di Arianna Chieli, e dalla penna di collaboratrici davvero competenti e pungenti. Un esempio? Elena Torresani (che nella vita è anche scrittrice, è stata giornalista per GQ e ora collaboratrice di Aftersix.it), la bravissima fotografa Nikka Dimroci, Tamara Nocco (fashion blogger), per citare solo alcune delle redattrici che fanno di questa rivista qualcosa di nuovo e, a dispetto del nome, di molto lontano dalla sola chiacchiera. Il punto di vista è fondamentale, e la moda non è esente dal giudizio di chi, pur amando la frivolezza di quel mondo, decide di non fermarsi alla superficie. Alla Chieli e al suo staff, 10 e lode.

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