AnOther MAGAZINE

Quello che ti piace, con l'aspetto che ti piace

TASTE OF RUNWAY

Moda e cucina, un piatto unico

TALENT T-SHIRTS - THE ART CHANCE CONTEST

un concorso che premia i talenti artistici e grafici del Sud del Mondo che non possono accedere alla rete

FADA'

Il Cappellaio Matto esiste, ed è tra noi

CLAUDIA TOLONI

La fotografia delicata dei nostri ricordi

VALENTINA SCOCCA

L'occhio interiore di un'artista

Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

31 mar 2013

Not just AnOther Magazine


"Tutti i magazine digitali sono uguali"; mi pare proprio il caso di citare Orwell e aggiungere che "alcuni sono più uguali di altri", ma se ne salva sempre qualcuno che fa la differenza.

Mi sono imbattuta in AnOther Magazine e sono rimasta a bocca aperta: contenuti interessanti che spaziano dalla moda femminile e maschile, a interviste, esclusive, arte e cultura e un reader che raccoglie tutti gli articoli di blog esterni che la redazione ha selezionato per i propri lettori; un mag completo e visivamente "STUNNING", intraducibilmente bello, originale e anche attento non soltanto ai propti contenuti, ma virtuoso, aperto a ciò che sente affine.

Visivamente è super moderno: tutto ruota intorno alle foto, e a come vengono assemblate: una slide in cima, links visualizzati come thumbnails e, scorrendo la pagina verso il basso, preview di articoli corredati di foto.

C'è tutto: un frullatone tra la struttura di pinterest, quella di un magazine, e quella di un blog.
Serio, interessante e look pulito.

È in inglese: mi sembra un ottimo punto di partenza per sfatare 'sto mito fastidioso che gli italiani non si applicano con le lingue straniere. Check it out.

11 gen 2013

Talent T-Shirts: una chance per il sud del mondo

Attualmente nel mondo ci sono paesi che non hanno accesso ai mezzi di comunicazione di cui noi europei disponiamo (come con il cibo, ahimé: sprecandoli, usandoli a sproposito e dicendo un sacco di fuffa, spesso né divertente né utile), ma che possiedono un patrimonio - in termini di talento - senza avere la possibilità di poterlo mettere a servizio di chi lo potrebbe apprezzare, sia dal punto di vista artistico, sia da quello pratico concernente il business.

Tre grandi realtà italiane, PBCOM, BOTTEGA SOLIDALE e DESIGNERS SENZA FRONTIERE hanno deciso di dare un'occasione a chi altrimenti non ne avrebbe alcun modo, attraverso il Contest Talent T-Shirts, dedicato ai giovani di talento artistico del sud del mondo.

Riporto integralmente il comunicato ufficiale, che riassume i termini, gli scopi e la struttura del contest, e vi invito a farlo circolare indirizzandolo a chiunque potrebbe avere contatti con potenziali partecipanti: l'iniziativa dà realmente possibilità a chi è dimenticato agli occhi del mondo di creare qualcosa per sé e per la sua comunità, emancipandosi dalla condizione disagiata in cui - purtroppo - vive, e fornisce un premio in denaro sia alla comunità che segnala il "suo" talento, sia all'autore del disegno inviato.

Personalmente, garantisco sulla serietà del concorso e confermo la grande partecipazione, da ogni parte del mondo. Per vedere alcuni dei disegni pervenuti ai promoters vi reinvio alla pagina facebook dedicata al contest.

Condivisione virtuosa, grazie! :)



CONTINUA ANCORA PER UN MESE IL CONCORSO "TALENT T-SHIRTS - THE ART CHANCE".

Il termine per la consegna dei materiali in gara per il contest internazionale Talent T-shirts – the art chance (creato per dare l’opportunità di farsi conoscere ai giovani del Sud del Mondo con talento nell’arte visiva ma con minor accesso alla rete e quindi normalmente esclusi dai più consueti canali di talent-scouting), previsto inizialmente per il 15 gennaio 2013, verrà prorogato fino al 15 febbraio 2013, per consentire a chi non ha ancora preso parte all’iniziativa di non perdere l’occasione.
Il progetto era partito lo scorso 19 Aprile 2012 grazie alla collaborazione tra Forworld, ethic business unit di PBCOM, fucina di sperimentazione che promuove percorsi più consapevoli e moderni nei confronti della comunicazione e del mercato, La Bottega Solidale, ONLUS attiva da oltre 20 anni nello sviluppo del commercio equo e solidale e Designers Senza Frontiere che rappresenta il design e i designers al servizio degli artigiani di realtà socialmente ed economicamente fragili. Il grande interesse dimostrato nei confronti della proposta e la copiosa quantità di richieste e di materiale ricevuti dalle ONG, dalle Associazioni e dagli operatori umanitari nel “Sud del Mondo” hanno convinto i promotori a prorogare i termini di consegna al fine di permettere un accesso maggiore a coloro che per diversi motivi non hanno ancora avuto modo di aderire al progetto: il premio in palio va ben oltre il compenso in denaro previsto per i primi tre classificati ed è una vera e propria chance, poiché le più belle grafiche potranno essere realmente stampate su T-shirt e commercializzate nel “Nord del Mondo” attraverso un circuito di commercio equo e solidale, riconoscendo un compenso agli autori per ogni maglietta venduta e offrendo quindi una vera opportunità di affermazione sul mercato internazionale. 

L’obiettivo principale, ovvero coinvolgere luoghi e soprattutto persone impossibili da raggiungere, è stato ampiamente soddisfatto e ha motivato gli ideatori del progetto - che hanno ricevuto disegni di ogni tipo da villaggi disagiati, campi profughi, zone in cui imperversa la guerra civile - a continuare la sfida. Il Sud del mondo ha partecipato attivamente inviando abbondante materiale: l’Africa in primis, ma anche il Sud America e l’Oriente hanno preso parte al contest, e ciò si è dimostrato possibile grazie agli intermediari umanitari, che hanno capito il valore del progetto.

Su www.talent-tshirts.org oltre a tutti i dettagli del concorso è visibile il video realizzato per l’iniziativa da Ayzo Films, che ha voluto così sposare la causa, ed è attiva la piattaforma di crowdfunding a sostegno del progetto, disponibile anche direttamente al sito http://www.kapipal.com/talent-tshirts.


13 mag 2012

"Hope that something pure can last"

"Play with me" ©Claudia Toloni
http://cargocollective.com 
Sono gli Arcade Fire che cito nel titolo, ma in realtà è una citazione doppia: sono inciampata, grazie a contatti comuni, sui blog di Claudia Van Pelt, al secolo Claudia Toloni, e il suo delicato sguardo sulla realtà mi ha letteralmente conquistata. "Hope that something pure can last" è solo una delle tante serie di foto scattate con una vera Polaroid (altro che Instagram) che fanno parte dei blog e siti dove Claudia raccoglie le sue piccole poesie su pellicola. Lo stile retrò non è solo il risultato dato dal mezzo scelto per rappresentare questi scorci silenziosi di vita: Claudia vede la realtà come un quadro impressionista, e questo suo talento nel dipingere con la macchina fotografica è fatto di attenzione ai dettagli, pensieri lasciati scorrere, silenzio e ascolto della natura, del battito del proprio cuore. Claudia Toloni è regista e interprete ispirata di ciò che la circonda e che ascolta, trae linfa dalla vita stessa, senza doverla falsare, sfiorandola con dolcezza e cogliendone l'anima nel ricordo, la forma più poetica con cui rappresentarla.

"L'absence" - ©Claudia Toloni
http://365wonderlandadventures.tumblr.com  
Semplice ma di forte impatto, per esempio, è la serie titolata "L'absence".  Fantasma costante e quasi incolore, che accompagna ogni gesto affermando l'assenza e al contempo la forte presenza del ricordo, del desiderio, la tangibilità del tocco anche nella lontananza. Pare come di intuire tra le righe la storia che lega la protagonista dello scatto al suo fantasma: quasi la sentiamo sulla pelle, come fosse nostra, quella malinconia.
Un romanticismo delicato, la bellezza spesso ignorata di gesti quotidiani: tutto viene colto dall'obiettivo di Claudia; la solitudine e la dimensione del silenzio, non la parola ma il gesto, non l'urlo ma il sussurro fanno delle sue foto una collezione di piccoli cammei.

Non tutto quel che si trova su tumblr è destinato a finire nel fiume di immagini dimenticate della rete.
C'è un baule speciale dove tutto ciò che è vivo resta, e che ciascuno di noi può aprire in qualsiasi momento.
Anche questo chiede l'arte: dissetare un cuore arso, dare pace agli occhi e all'anima.

Claudia Toloni in rete:
Flickr
Blog
Tumblr
Carbonmade



24 feb 2012

"CocaColla chiude. Per una lettera."

il logo "incriminato"
Uno degli argomenti che mi stanno più a cuore riguarda la tutela di tutti quei blog e quei siti dedicati all'arte, alla sua indipendenza, alla promozione degli emergenti e alla ricerca della non banalità in un mondo in cui la commercializzazione di qualsiasi cosa ne soffoca l'afflato concettuale.

Penso, dunque, che chi si adopera per la cultura vada supportato e accompagnato - quando le sfide (e le sfighe) si fanno troppo dure - verso un'altra dimensione che possa, quantomeno, mantenerne il nucleo originale.

È quanto sta chiedendo ai blogger il sito "CocaColla.it",  dedicato ad arte, design e cultura.

Ma che è successo allo staff di CocaColla?
il CocaColla Drink Team
A quanto pare il colosso Coca-Cola non gradisce la somiglianza che accomuna i due marchi, anche se a dirla tutta li distingue bene non solo la grafica, con quella L in più, ma soprattutto il concetto. Come spiega il CocaColla Team:

"L’idea di chiamare il blog CocaColla nasceva da uno dei nostri primissimi brainstorming, quando pensammo di mettere insieme la colla, elemento fondamentale dell’artistica di base, ma anche della streetart, con la Coca-Cola, simbolo della cultura pop, dell’industrializzazione e della pubblicità come strumento fondamentale per sbaragliare la concorrenza. Per noi in questo nome c’era tutto quello che volevamo comunicare: tutte le nostre passioni, tutti gli argomenti che di lì a poco sarebbero diventati i temi del nostro lavoro quotidiano, di ricerca e produzione di contenuti. Un nome facile da ricordare e irriverente che faceva il verso proprio al soft drink più famoso del mondo."


Un'idea interessante, che faceva del prodotto finale l'esatto contrario di quello dal quale s'era tratta ispirazione.
La Coca-Cola Company, però, intercetta il blog, e in un lampo parte con una lettera di diffida, chiedendo al Team CocaColla di "ritirare le pratiche avviate per la registrazione del marchio e la cessione nei loro confronti del nome a dominio www.cocacolla.it." compresi i social ad esso annessi, "pena citazione a giudizio".

Pena citazione a giudizio detto da un gigante come CocaCola a un piccolo puntino come CocaColla, è puro terrorismo: i ragazzi decidono, con il consiglio di un legale, di cambiare completamente il nome del progetto e di obbedire.

Che cosa comporta tutto questo? 
Enormi danni al progetto editoriale: allo staff tocca ricrearsi daccapo, e recuperare in qualche modo tutto ciò che è stato fatto fino a questo momento. Un lavoro enorme, che porterà via tempo prezioso, e costerà molto anche in termini economici (pubblicità ospitata che andrà sospesa, riprogettazione del sito e del logo, modifica degli articoli che contengono il nome "CocaColla" etc.).

Cosa ci chede il CocaColla Drink Team?
Semplicemente di accompagnarlo, come dicevo, in questo processo di trasformazione, perché non si perda lo scopo del progetto, perché sia possibile riprendere da dove si è sospeso.  Perché non venga cancellato il lavoro dedicato all'arte e ai giovani artisti svolto fin'ora.
Non possiamo far nulla per aiutarli a mantenere il nome, ma possiamo aiutarli a mantenere il progetto: facciamo girare la notizia, forwardando il COMUNICATO STAMPA, scaricando il SUPPORT MEDIA KIT, e twittando con hashtag  #supportcocacolla la notizia della chiusura e le info a essa connesse.

E tiriamo un sospiro di sollievo che a qualcun altro, in passato, non è stato chiesto di ritirare le sue opere perché non poteva utilizzare un marchio commerciale.




1 mar 2011

L'ossessione di Sven per le case

La lingua inglese, per esprimere il concetto "casa", utilizza due termini distinti. "house", per descrivere l'edificio, l'involucro che contiene l'ospite, e "home", termine astratto che indica invece l'insieme di affettività, di sentimenti, sensazioni, proiezioni dell'uomo nei confronti dello spazio in cui vive. L' endiadi esprime il concetto unitario di spazio che occupiamo e in qualche modo riempiamo ogni giorno di noi stessi. Per questo, a un certo punto, diventa impossibile scindere home e house da ciò che consideriamo casa: essa diventa un aspetto della nostra vita che ci rappresenta tanto quanto la nostra immagine. In altre parole, vivendo nell'edificio, insuffliamo in esso un'anima, la nostra.
Dev'essere stato questo che ha notato l'artista tedesco Sven Fennema, la prima volta che ha fotografato una casa abbandonata: se c'è un soffio vitale, allora dev'essere reso visibile.



















Sven Fennema, nato a Xanten (Germania) nel 1981, lavora nell'ambito della tecnologia delle comunicazioni, nel tempo libero si occupa di fotografia e ha una vera e propria fissa per i luoghi abbandonati. L'aspetto interessante che fa di lui un artista a pieno titolo è che, sposando l'inquadratura inusuale con il sapiente utilizzo delle luci e degli effetti digitali, le fotografie di Fennema appaiono  - per paradosso - artificiose, quasi dipinti su tela, ma è proprio questa caratteristica a renderle "living pictures", così come egli stesso ha intitolato il progetto: immagini viventi.


Gli spazi sono dilatati, i dettagli congelati nel tempo, eppure palpitanti; emergono, a seconda del punto di vista dell'artista, l'intimità dello spazio familiare o l'imponenza architettonica che crea soggezione in chi la osserva;


















Ogni immagine richiama un sentimento antico e al tempo stesso attuale: gli edifici ritratti seguono il gusto gotico proprio della sensibilità tedesca, sono abbandonati, ma sembrano essere stati lasciati da poco o popolati dai fantasmi di coloro che vi hanno vissuto. In questo sta il nucleo attrattivo dell'arte di Fennema: questi luoghi, pur essendo disabitati, non stanno sotto l'etichetta di house, ma di home.

All pictures © Sven Fennema

15 feb 2011

La stanza magica di Natascia

Prendete Hussar. Daddy's girl, o Cherrypie, per esempio. Spogliate le tele della malizia di cui sono impregnate, ma non trascurando di lasciare una sorta di sottile erotismo da lolita. Ora provate a immaginare le stesse opere pervase di quel senso fiabesco d'innocenza che caratterizza le bambole di Mijn Schatie. Quello che con tutta probabilità state provando a visualizzare potrebbe somigliare a questo:



Natascia Raffio è una giovanissima artista romana che vive a Pordenone e disegna da quando ha imparato a tenere la penna in mano, anche se, con ottime probabilità, i suoi personaggi e i mondi sognanti che crea sono dentro di lei da molto prima. Nasce come pittrice e comincia a esporre al di fuori della sua cameretta magica nel 1999, con la mostra "L'arte tra le righe" presso l'università Tor Vergata. Dal 1999 al 2004 salta da un'esposizione all'altra accaparrandosi diversi e prestigiosi riconoscimenti, quali il "trofeo San Valentino", "Timbro d'Autore",  la coppa "Image Art", "Golden Card", il premio "Picasso e le Donne" e, con l'occasione della biennale d'arte contemporanea Città di Roma "Jubilaeum 2000", il primo premio nella categoria disegnatori. Un curriculum di tutto rispetto che questa giovane artista decide di sancire definitivamente frequentando la Scuola Internazionale di Comics e iniziando una collaborazione con diversi editori e pubblicando i fumetti "Glam" e "Circus". Attualmente in lavorazione ci sono un altro fumetto, "Dandelion", e la graphic novel "Miss Macabrette non ha paura dei tuoni".

Natascia vive in un mondo interiore vivido e palpitante: creature tra l'angelico e l'erotico, con occhi profondi e sinceri, si spostano e interagiscono in mondi di colori tenui, spesso, però, squarciati da immagini forti e dal rosso del sangue, come a significare che il dolore fa parte ed è ingranaggio del piacere e della bellezza: senza l'accettazione di esso non c'è creazione né vita. Fin da piccoli gli incubi si mescolano ai sogni con spontaneità, e questo è quanto accade quando si guardano i suoi disegni o i suoi quadri; c'è qualcosa di profondo e attraente in essi, che al tempo stesso mette a disagio: la bellezza non è mai pulita, nasconde sempre un'ombra che ognuno può (e a mio avviso, deve) interpretare a seconda di ciò che ha tenuto al buio dentro di sé. Raffio si definisce una cosa "piccola, appariscente e fuori posto", come "un ciclamino sulla luna (nome di una sua linea di accessori, n.d.r.)": ma la percezione che si ha nell'ammirare le sue illustrazioni è che siamo noi, sulla terra, a essere fuori posto. Gli adulti - diceva Peter Pan - dimenticano gli universi paralleli in cui hanno vissuto da piccoli. L'artista ha un "difetto di fabbrica": non solo ricorda tutto, ma con la sua arte porta fuori di sé il suo mondo interiore e te lo regala, per aiutarti a ricrearlo, riconoscerlo, riviverlo. Natascia questa dote la gestisce con naturalezza: in quel mondo non solo ci crede ancora, ma ogni volta che disegna ci torna, un po' per malinconia, e un po', forse, perché laggiù tutto è più equilibrato, e non si soffre così tanto come accade, invece, da queste parti.

Immagini ©Natascia Raffio (da: illustrazioni, "Glam" e "Miss Macabrette")

http://www.natasciaraffio.blogspot.com
http://cyclamenonthemoon.blogspot.com

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Favorites More